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	<title>capokkia.it - Il mondo in una capokkia &#187; Fiabe</title>
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	<description>... vedo la gente scronda!</description>
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		<title>I porci volano in alto (bozza)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 11:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franganghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose "de mente"]]></category>
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		<description><![CDATA[Piccola premessa: questa cazzata è stata scritta in viaggio da Milano a Roma, sul treno, mentre ero mortalmente stanco ed annoiato. Diciamo che è una bozza ispirata, ma non so se verrà mai completata per passare in uno stato di pubblicazione definitivo. Prendetela un pochino così com&#8217;è venuta, tra una pennica e l&#8217;altra. f &#8212; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccola premessa: questa cazzata è stata scritta in viaggio da Milano a Roma, sul treno, mentre ero mortalmente stanco ed annoiato. <strong>Diciamo che è una bozza</strong> ispirata, ma non so se verrà mai completata per passare in uno stato di pubblicazione definitivo. Prendetela un pochino così com&#8217;è venuta, tra una pennica e l&#8217;altra.</p>
<p><em>f</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p><span id="more-2203"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2205" title="Manette" src="http://www.capokkia.it/uploads/manette-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" />A Roma, nella sala di attesa della stazione dei Carabinieri di Testaccio le cinque sedie accolgono una sola persona. L’uomo &#8211; legato alle sedie con delle manette – è giovane, di bella presenza, dall’aspetto curato nel vestire ma decisamente emaciato. Siede da ore con le gambe incrociate dondolando lentamente il piede destro o sinistro, a seconda del verso con il quale le gambe sono accavallate. Volge lo sguardo con misurato distacco verso l&#8217;orologio piazzato in alto, contro il muro, con un’espressione che potrebbe lasciar intendere che di li a breve sarà fuori, libero di raggiungere chissà chi per un appuntamento stabilito da tempo.</p>
<p>Entra nella sala Linda, la signora delle pulizie, vestita con un camice bianchissimo e ben abbottonato: al seguito porta con se il carrello con l’attrezzatura già rodata alla quale fa affidamento ogni giorno per la pulizia della caserma. Sul carrello un aspirapolvere, una scopa di saggina, una scopa sintetica, l’immancabile mocio, un secchio di acqua saponata ed una busta nella quale raccogliere l’immondizia dei cestini.</p>
<p>Il nome della donna sembrerebbe averla predestinata al proprio lavoro, ma in effetti al momento Linda studia per prendere la seconda laurea. Sono tempi difficili e lei non si è mai persa d’animo: mai ha rifiutato un lavoro ed è felice della vita che vive, benché le porte stentino ad aprirsi sul suo cammino. In realtà alcune delle si sono già socchiuse di tanto in tanto, ma per entrare Linda avrebbe dovuto sfruttare i privilegi derivanti dal suo bel aspetto, cosa che mai ha anche solo pensato di fare. Passando davanti alle cinque sedie saluta con cortesia l’uomo dal piede che dondola per aprire la porta che da sul corridoio e dedicarsi ai suoi mestieri.</p>
<p>Nel silenzio della sala d’attesa il solo rumore udibile è quello dell’orologio sul muro che – benché azionato da un meccanismo al quarzo – produce sommessi segnali del suo avanzare verso il minuto che verrà. Ed il minuto arriva quando la porta della stanza si apre e dal corridoio entra l’Appuntato.</p>
<p>Il suo incedere è mesto, il suo sguardo distratto: avanza reggendo alcuni fogli, degnando l’Uomo dal piede che dondola di uno fugace sguardo inespressivo. Cammina dritto verso la fotocopiatrice. L’uomo dal piede che dondola osserva l’Appuntato incuriosito, rallentando impercettibilmente il ritmo del suo piede.</p>
<p>L’Appuntato alza il coperchio della fotocopiatrice, poggia i documenti ed una volta abbassato il coperchio preme il tasto verde senza che nulla accada. Esprime il suo dissenso e nella sala un leggero suono gutturale – simile a quello prodotto da una sedia strusciata – si fa strada a rompere la quiete. Vediamo il soldato azionare il pulsante frontale di accensione ed osservare l’assenza di qualsivoglia cambiamento nello stato delle molteplici luci che adornano la macchina infernale. L’appuntato si sposta di lato, tra la fotocopiatrice ed il muro e reitera la sua espressione di dissenso: “Si sono fregati di nuovo l’adattatore!”.</p>
<p>L’uomo lo osserva girare sui tacchi e tornare verso il corridoio. Aprendo la porta, l’appuntato fa involontariamente strada al Cane del commissariato, un vecchio pastore tedesco che – adempiuti per anni i suoi doveri di cane antidroga ed ora più che pensionato – alberga presso la struttura. Il Cane, con passo misurato, sfila attraverso la porta che, guidata dalla propria molla, torna a chiudersi lentamente. Entra nella sala d’attesa e si accuccia accanto all’Uomo dal piede che dondola.</p>
<p>E’ ora il respiro del Cane a coprire quello dell’orologio; è il respiro del Cane a segnare il tempo in quella saletta e l’Uomo regola il dondolio del proprio piede per adattarsi a questa nuova ritmica. La porta si apre nuovamente, spinta dalla mano dell’Appuntato il quale lascia il passo ad un uomo sulla cinquantina, leggermente stempiato, dai capelli brizzolati e dal fisico decisamente ben curato. L’appuntato gli indica le sedie e l’Uomo prende posto sulla quella centrale delle cinque, ad un posto di distanza dall’Uomo ammanettato.</p>
<p>La porta si chiude alle spalle dell’appuntato.<br />
Uomo ammanettato: “Salve, come va?”.<br />
“Sembrerebbe meglio di lei a giudicare dalle manette, ma direi che anche per me questa non sia tra le giornate migliori!”.<br />
“Ah, non si preoccupi, qui non hanno le idee ben chiare sul da farsi: pensi che mi tengono qui da tre ore e non hanno nemmeno idea di quale accusa rivolgermi!”<br />
“Mh, magari…”<br />
“E’ la solita Italia delle raccomandazioni: se la legge fosse veramente uguale per tutti non ci troveremmo qui a perdere le nostre giornate. Lei è accusato di qualcosa?”<br />
“Beh, non ancora ma…”<br />
“Ecco, non sono capaci nemmeno di accendere una fotocopiatrice. Figuriamoci se sono in grado di stabilire un capo d’accusa! Cos’ha combinato?”<br />
“Se avessi combinato qualcosa non verrei a raccontarla al primo che capita: son fatto così. E lei? Perché la tengono qui?”<br />
“Io mi fido con maggiore facilità del mio prossimo. Siamo tutti nella stessa barca si dice, o no? Dicono che io avrei…”</p>
<p>Il rumore dell’aspirapolvere fa il suo ingresso, prorompendo nella sala d’attesa. Non è un suono normale: c’è un ché di sofferente tra le note che si spingono fino a quelle cinque sedie dal corridoio nel quale un motore si agita e si scalda. Il Cane alza il muso dalle gambe anteriori, osserva la porta, quindi i due astanti e torna pacatamente ai suoi sogni canini.</p>
<p>“Dicevo?&#8221; &#8211; prosegue l&#8217;uomo seduto di lato &#8211; &#8220;Ah si, dicono che io avrei distribuito soldi falsi in alcuni locali di Roma, ma non hanno nessuna prova di fatto.”<br />
“Ma lei in effetti è colpevole?”<br />
“Guardi, ho fiducia nelle persone ma non sono uno stupido. Certe cose si fanno ma non si dicono mai. Le posso dire però che nell’ultimo periodo me la passavo male a casa: bollette e tasse a parte, mia madre non sta bene e le cure che sta facendo costano molto. E come se non bastasse siamo stati sfrattati e ci siamo dovuti trovare in fretta e furia un piccolo appartamento dove andare a stare. I discorsi tra due persone possono prendere le pieghe più curiose, ma il carattere di una conversazione secondo me può assumere due forme: finzione o comunicazione.”<br />
“Si spieghi meglio”.</p>
<p>L’aspirapolvere interrompe il suo stridente lamento.</p>
<p>“Se io volessi qualcosa da lei, tenderei a costruire un racconto, sicuramente basato su una storia vera, per esaltare la mia immagine o comunque quell’immagine che preferirei il mio prossimo avesse di me; se invece lei fosse un perfetto sconosciuto che non avrei più occasione di incontrare, non avrei bisogno di mettermi in mostra e potrei raccontare di me senza riguardi o paure.”.<br />
“E quindi? Quello che mi sta raccontando parla di lei, no? Non la conosco! Mi dispiace per la sua situazione familiare…”<br />
“Guardi, non sa quanto dispiaccia a me.&#8221; &#8211; prosegue l&#8217;uomo grattandosi la testa, il piede che non accenna a rallentare la sua danza &#8211; &#8220;Ero un impiegato in una grande azienda che produce cuscinetti e materiale meccanico. Un bel giorno mi han chiamato in infermeria e mi hanno chiesto di pisciare in un vasetto per poi licenziarmi, con la scusa che avevo fatto uso di droghe leggere. Sa, una cannetta ogni tanto e ti ritrovi in mezzo ad una strada… non è facile da digerire. E poi il disastro con mia madre. Non ho mai cercato il lusso, ma la decenza si! Così un uomo si arrangia. Lei cosa farebbe al mio posto?”<br />
Guardando un punto lontano nella stanza, vicino alla cesta di vimini accanto alla porta nella quale vengono abbandonate le riviste più vecchie: “Non saprei. Quello che faccio io per vivere è un qualcosa alla quale sono arrivato senza rifletterci troppo. Cioè, non ho una vocazione, una passione o una tradizione a spingermi avanti. Semplicemente mi sveglio al mattino e mi lascio andare alla giornata e – le dico la verità – dopo tanti anni non trovo più niente di logico nel farmi trascinare. Mi piacerebbe lasciarmi andare ad un’altra vita, ma ho una famiglia alla quale badare e non ho vie di fuga. Cosa farei? Cosa farei se mia figlia stesse male e non avessi soldi per curarla? Andrei a rubare, mi sembra chiaro. Ma quindi – dato che stiamo tutti nella stessa barca – lei è riuscito ad arrangiarsi?”<br />
Si massaggia il polso, indolenzito dalla manetta: “Mia madre sta meglio ed i carabinieri hanno cercato nei posti sbagliati. Quel buco che abbiamo affittato dopo lo sfratto ha anche un garage, ma gli agenti non lo sanno. Quindi direi che si, per ora sono riuscito ad arrangiarmi per sopravvivere, in attesa di trovare un lavoro o che la donna che mi ha cresciuto torni a stare in forma. Mi sono arrangiato, anche se non conto che possa durare all’infinito. Devo ringraziare mio padre che lavorava alla Zecca di Stato…”, strizzando l’occhio all’uomo brizzolato.<br />
“Beh, dalle mie parti dicono che se vedi un porco che vola devi cercare un piccione che nuota, per lasciare intendere come a volte stranezze risolvano stranezze. Spero…”</p>
<p>La porta si apre e fa il suo ingresso Linda con il suo carrello. In mano tiene un adattatore per una presa elettrica: si avvicina alla fotocopiatrice, raccoglie la presa da terra e dopo aver attaccato l’adattatore collega nuovamente la fotocopiatrice alla presa a muro. Il Cane si alza osservando Linda, sgranchisce le sue ossa malandate e raggiunge l’uomo dai capelli brizzolati per leccargli le mani. La porta si apre nuovamente ed entra l’Appuntato, sempre con i suoi fogli in mano:</p>
<p>“Linda, ma hai preso tu l’adattatore della fotocopiatrice?”<br />
“Vi ho detto più e più volte che me ne serve uno per l’aspirapolvere!” e quindi, girandosi verso la sedia centrale “Maresciallo, un paio di minuti ed il pavimento è asciutto: vado a dare una spazzata al cortile.”</p>
<p>L’Uomo dal piede che dondola è ora l’Uomo dal piede immoto. Osserva con sguardo attonito la figura sulla sedia centrale, senza peraltro proferire parola.<br />
Si alza ora dalla sedia l&#8217;uomo che occupava il posto centrale: “Spero riesca presto a risolvere la sua situazione. Oggi il porco è volato in alto ed il piccione ha esplorato gli abissi.” e rivolgendosi all’appuntato “E togliamo le manette a quest’uomo: se non abbiamo trovato nulla possiamo lasciarlo andare.”.<br />
L’appuntato: “Comandi Maresciallo. Faccio queste due fotocopie e vado a prendere le chiavi delle manette. Cosa scriviamo sul verbale? E cos’è la storia del porco, se posso permettermi?”<br />
“Scriviamo che dopo gli accertamenti non è stata trovata alcuna evidenza che dimostri un coinvolgimento nei fatti dei giorni scorsi. Il vero responsabile deve essere una persona molto fortunata! Del porco c’è poco da dire.”<br />
“Bene Maresciallo.”</p>
<p>E mentre Linda torna verso il corridoio per raggiungere il cortile, mentre la fotocopiatrice finisce il checkup iniziale e si predispone a copiare i documenti, mentre l’Appuntato osserva l’adattatore per ricordarsi di comprarne uno uguale, mentre il Maresciallo si avvia verso i suoi pulitissimi uffici ed il Cane lo segue scodinzolando, quel piede compie un ultimo movimento ed un uomo ha una svolta nel proprio cammino.</p>
<p>Oggi un porco ha volato molto in alto.</p>
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		<title>Swallowtale &#8211; fiaba degli Elvenking (metal folk, ma non troppo)</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 17:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franganghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[Non me l'aspettavo]]></category>
		<category><![CDATA[After Forever]]></category>
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		<category><![CDATA[Blind Guardian]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ circa un mese che ascolto gli Elvenking, un gruppo italiano di un paese che si chiama Sacile, in provincia di Pordenone. Questo gruppo fa bella musica ed è ascoltato in tutto il mondo, dimostrazione del fatto che la creatività nel nostro stivale – nonostante i problemi – è tutt’altro che scomparsa. Taglio corto sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ circa un mese che ascolto gli <a title="Sito ufficiale degli Elvenking" href="http://www.elvenking.net/" target="_blank">Elvenking</a>, un gruppo italiano di un paese che si chiama Sacile, in provincia di Pordenone. Questo gruppo fa bella musica ed è ascoltato in tutto il mondo, dimostrazione del fatto che la creatività nel nostro stivale – nonostante i problemi – è tutt’altro che scomparsa.<br />
Taglio corto sulla genesi del gruppo che è facilmente scovabile su <a title="Wikl sugli Elvenking" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elvenking" target="_blank">wiki</a> e mi concentro sul brano che vorrei farvi sentire. Il testo si trova in basso insieme ad una mia piccola sintesi della storia in italiano.</p>
<p><span id="more-1264"></span>Di seguito potete trovare il video, riproducibile direttamente all’interno di questo articolo o visitando <a title="video di swallowtale degli elvenking" href="http://www.youtube.com/watch?v=LhiBNWvD44c" target="_blank">questo indirizzo</a>. Curioso il fatto che molti brani siano ascoltabili direttamente sul web in qualità più che decente (premete il tasto HQ sulla finestra di youtube, altrimenti bucate una ruota al semaforo). Pensate che io ho scoperto il gruppo cercando cover metal di un brano di Belinda Carlisle (Heaven is a place on earth), incluso nell’ultimo album acustico degli Elvenking.<br />
Dal giorno in cui ho iniziato ad ascoltarli a Luglio non ho di fatto ascoltato altro.</p>
<p>Se vi piacciono le atmosfere epiche degli Angra, dei Kamelot, dei Blind Guardian e degli After Forever non potete farvi mancare questa chicca. Leggendo sul web ed ascoltando i brani ho notato una mutazione del suono di questa band nel corso degli anni: c’è una continua altalenanza tra il folk classico (l’ultimo album ne è colmo) ed il metal più spinto tipico dei gruppi succitati.</p>
<p>Che devo dirvi? Ho contattato il gruppo per porgere i miei complimenti ed accordarmi per l’acquisto degli album che alla fine comprerò quando ad Ottobre la band sarà live a Roma insieme ai magnifici Vision Divine (altro gruppo che ascolto da anni).</p>
<p>Buon ascolto e buona lettura: le fiabe sono sempre stupende.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/LhiBNWvD44c&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/LhiBNWvD44c&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il brano inizia con il racconto di una “nonna” che mette in guardia chi volesse addentrarsi nell’oscurità dove si narra ci sia la casa decadente di una strega. Si dice che nessuno sia mai tornato e che la strega orribile, dall’aspetto oscuro, sia pronta a fare a pezzi i curiosi. Naturalmente il protagonista della storia si sente sto cazzo e va a dare un’occhiata. Una volta inghiottito dall’oscurità, capisce però che sulla strega sono state dette un sacco di baggianate: si tratta di una donna meravigliosa, la cui bellezza è calda ed avvolgente come può esserlo il sole dopo la pioggia. Il ragazzo nota delle farfalle che volano intorno e capisce che non sarà mai più in grado di tornare indietro, non perché la strega vorrebbe impedirglielo ma perché sa che diventando anch’egli una farfalla potrà godere in eterno di tanta bellezza. “Bugiardi: hanno detto quelle cose perché lei è troppo bella! Non tornerò indietro così che alla fine anche io potrò diventare farfalla…”.</p>
<p>Cosa significa rimanere stregati?</p>
<p>&#8212;</p>
<p><em>[Music / Lyrics: Damnagoras]</em></p>
<p>“Brimstone eyes she hath,<br />
Black in colour looking sad<br />
The hair like straw, her skin so raw…<br />
A debauchery decadent”<br />
Grandmother used to tell<br />
“beware do not go near the hut – I say!”<br />
It was believed to be the home of a witch<br />
- a house left in decay</p>
<p>[Bridge:]<br />
They speakest alright<br />
‘Cause I went one night<br />
And saw the old house<br />
Ivy all around<br />
Suddenly I was bound<br />
And fell in darkness</p>
<p>People brave enough went<br />
And faced the things they said<br />
They never came back, neither to be,<br />
Sorry for their misbelieve<br />
Only pieces of their bodies hanging up<br />
On the strangest trees they found<br />
Forming shapes that may have linked<br />
To whom the parts belonged in a whole lifetime</p>
<p>[Bridge]</p>
<p>[Chorus:]<br />
In her arms you’ll crackle like fire<br />
In the night you’ll see her Swallowtail<br />
When she’s near you’ll hear hell’s choirs<br />
Run (as) fast as you can, right in the arms of the unknown</p>
<p>Swallowtail Swallowtail<br />
They told me that your evil would prevail on me,<br />
But now I know you are not what they say<br />
Swallowtail Swallowtail<br />
Your beauty comes like sunshine after rain, so warm,<br />
An unexpected spark to wash away the dark</p>
<p>She was supposed to be so old, deceitful,<br />
Not deceivable<br />
Death she’d exhale from her never<br />
Ending rings hanging on her nose</p>
<p>[Bridge:]<br />
They speakest no right<br />
‘Cause I went one night<br />
And saw the old house<br />
Butterflies around<br />
Suddenly I was bound<br />
And fell in beauty</p>
<p>[Chorus]</p>
<p>[Chorus 2:]<br />
All the things they told me – liars!<br />
All because she is too beautiful<br />
I know I won’t go back ’cause<br />
At the end I’ll be a butterfly<br />
Swallowtail Swallowtail…<br />
Swallowtail Swallowtail…</p>
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		<title>Morfello, idDio der Tufello</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2006 21:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franganghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora per contratto sono costretto a lasciarVi ed abbandonarmi tra le braccia di Morfello, il dio del tufello. Egli &#8211; o esso &#8211; era chiamato cos&#236; perch&#232; dormiva sempre, in quanto beveva come un assassino. Un giorno un uomo venne da lui per chiedere uno dei suoi saggi consigli e stranamente lo trov&#242; sobrio. Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.capokkia.it/images/stories/roma1.jpg" width="400" height="219" hspace="6" alt="Roma" title="Roma" border="2" /></strong></p>
<p><strong>Ora per contratto sono costretto a lasciarVi ed abbandonarmi tra le braccia di Morfello, il dio del tufello. Egli &#8211; o esso &#8211; era chiamato cos&igrave; perch&egrave; dormiva sempre, in quanto beveva come un assassino.</strong></p>
<p> Un giorno un uomo venne da lui per chiedere uno dei suoi saggi consigli e stranamente lo trov&ograve; sobrio. Gli disse: &#8230; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-142"></span>
<p>&nbsp;&quot;Oh Morfello, che sei idDio der Tufello:<br /> damme un consiglio sano&#8230; tu che ce capisci,<br /> a me che so&rsquo; gnient&#39;artro che &lsquo;n povero villano.&quot;</p>
<p> E Morfello rimase in attesa delle parole dell&#39;omo&#8230;</p>
<p> &quot;Vedi Morfello, io c&#39;ho na moje che quanno la lascio pe&rsquo; li fatti sua pe&rsquo; fidamme e preg&agrave; in sagrestia,<br /> lascia li doveri, la casa e la famija e va a cerc&agrave; na nuova compagnia.<br /> Morfello, tu che da sempre vivi ner Tufello, che devo da fa co sta donna da bordello?&quot;</p>
<p> Morfello se lo guard&ograve;, triste e sparuto, e je disse:<br /> &quot;Amico mio, mo te do mezza risposta e l&#39;artra mezza te la vieni a riccatt&agrave; quanno che la campana avr&agrave; sonato undici rintocchi!&quot;</p>
<p> L&#39;uomo ascoltava ammutolito&#8230;</p>
<p> &quot;Pia tu moje da parte e prova a dije che nun l&#39;hai sposata pelli sordi;<br /> dije che l&#39;amore non &egrave; un gioco, e a volte per amor ce stanno i morti.<br /> Spiegaie che tu te stai a fa er mazzo e dovrebbe da finilla de and&agrave; in giro a cerc&agrave; er cazzo;<br /> je devi fa cap&igrave; ch&egrave; si un giorno torni e ce &#39;a trovi, allora po&rsquo; sta certa che quer giorno so dolori!!&quot;</p>
<p> &quot;&rsquo;n mezzo come a cond&igrave; &lsquo;sta discussione, ricordaje sicuro chi &egrave; er padrone<br /> e se non se convince de capillo, tu mandala da me che so&rsquo; er pi&ugrave; brillo!&quot;</p>
<p> Placata cor discorso la sua sete, er poro cristo tosto se la diede.</p>
<p> Tornato in fretta ar proprio focolare,<br /> s&rsquo;accorse che ce stava la comare;<br /> ma della donna sua nun c&#39;era traccia<br /> e doppia caricava la partaccia.<br /> Quand&#39;ecco che la cara vecchia amica,<br /> notando il poveretto li a pensare,<br /> je fece la proposta &#8211; la pi&ugrave; ardita -<br /> che un omo mai riesce a rifiutare.</p>
<p> Sonato fino ar decimo rintocco,<br /> er prete salut&ograve; co&rsquo; n&#39;altro botto,<br /> quell&#39;ora in cui a sta a sent&igrave; er Morfello,<br /> doveva per er cornuto ven&igrave; er bello.<br /> Ma mentre il cornutone era puntuale,<br /> lasciata sola a casa la comare,<br /> il grande dio Morfello stava sur posto,<br /> ornato d&rsquo;un sorriso fiero e tosto.</p>
<p> &quot;Mo so&rsquo; curioso de cap&igrave; l&#39;inghippo,<br /> tu c&#39;hai er sorriso un po troppo da dritto:<br /> me manca der discorso l&#39;artro pezzo<br /> e so&rsquo; sicuro mo me ce dai er resto!&quot;</p>
<p> E idDio rispose&#8230;</p>
<p> &quot;Mio caro, &egrave; chiaro che tu c&#39;hai ragione,<br /> ma te dimostro mo che sei un cojone,<br /> perch&egrave; dei tuoi difetti e le tue voglie,<br /> volevi da incolp&agrave; solo tu moje!<br /> Me so&rsquo; quindi permesso de incontralla<br /> e faje er discorsetto de persona,<br /> cos&igrave; da pot&egrave; meglio approfondillo<br /> e metteje anche er dito ne&#39;a piaga.&quot;</p>
<p> &quot;Se te venisse in mente de risponne<br /> che troppo tempo poi gli ho dedicato,<br /> rifletti che pe&rsquo; dillo alla comare,<br /> me sembra pure tu te sei &lsquo;mpegnato!&quot;</p>
<p> &quot;Te lascio quinni co l&#39;insegnamento<br /> che deve da restatte sul groppone!<br /> Se chiedi aiuto a n&#39;artro pe&rsquo; &#39;n consiglio,<br /> ragiona si te serve di sicuro,<br />  sinn&ograve; anche se becchi quello brillo,<br />  amico mio te lo ritrovi ar culo!&quot;<br /> <em><br /> (Franganghi &#8211; the storyteller&#8230;)<br /> </em></p>
<h2>Credits</h2>
<p>Allora, innanzi tutto voglio ringraziare Federico che mi ha dato ottimi spunti per completare questa cazzata; inoltre c&#39;&egrave; stata SIlvia che mentre ho iniziato a scrivere, invece di insultarmi mi ha incitato a continuare. Ringrazio Paolo per i consigli e chi non mi bucher&agrave; le ruote alla macchina dopo averla letta (non la macchina).</p>
<p>Chiaramente il racconto e la sua romanesca interpretazione non vogliono essere in alcun modo pretenziosi: io non sono un gran romano, devo ammetterlo, ma ho cercato almeno nei significati di fare in modo che il racconto risultasse in linea con lo spirito capitolino.</p>
<p>E&#39; nato una sera, verso le 4 di notte: scambiavo i saluti con Silvia in chat prima di andare a dormire ed ho scritto la prima frase (&quot;Ora per contratto sono costretto a lasciarTI&quot;, com&#39;era in origine) e poi sono andato avanti per spiegare chi era Morfello. Dato che in quest&#39;ultimo periodo mi ha preso bene con le fiabe, ho deciso nonostante l&#39;orario di costruirne una in rima sul giochetto di Morfello.</p>
<p>Non immaginavo che sarebbe stato cos&igrave; complesso portarla a termine: solitamente per un articolo impiego dai 20 ai 40 minuti. Per questa storiella e per trovare le rime giuste &#8211; successivamente risistemate in un lavoro di ri-editing che &egrave; durato 4 giorni &#8211; ho impiegato quasi 2 ore.</p>
<p>Speriamo che il risultato sia a voi gradito&#8230; Ciao!&nbsp;</p>
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		<title>Drago e Gennarino</title>
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		<pubDate>Fri, 26 May 2006 09:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franganghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un tritacarte. Dotato sin dalla nascita di splendenti lame lucenti e scartato in una fredda mattina d&#8217;ottobre dal suo imballo, il tagliacarte era orgoglioso di esistere e tagliare appunti e documenti. Era uno di quelli elettrici, con un motore potente e numerose regolazioni che gli permettevano di tagliare qualsiasi tipo di carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.capokkia.it/images/stories/tritacarte.jpg" width="76" height="82" style="float: left;" hspace="6" alt="Drago e Gennarino" title="Drago e Gennarino" border="2" />C&rsquo;era una volta un tritacarte. Dotato sin dalla nascita di splendenti lame lucenti e scartato in una fredda mattina d&rsquo;ottobre dal suo imballo, il tagliacarte era orgoglioso di esistere e tagliare appunti e documenti.</p>
<p> Era uno di quelli elettrici, con un motore potente e numerose regolazioni che gli permettevano di tagliare qualsiasi tipo di carta esistesse sul mercato: gi&agrave; da subito dimostr&ograve; le sue doti eccezionali al suo premuroso proprietario il quale non mancava mai di lodare le sue innate caratteristiche e tenere puliti i suoi meccanismi, prodigandosi in ogni modo allo scopo! Tanto la gente rimaneva colpita del modo in cui il tagliacarte distruggeva i documenti, che un bel giorno nell&rsquo;ufficio si decise di dare un nome al prezioso strumento: il nome scelto fu Drago. </p>
<p> Ma si sa&hellip; col nome iniziano i guai: il nome crea una coscienza individuale e carica di responsabilit&agrave; il suo portatore&#8230; </p>
<p><span id="more-138"></span>
<p>E fu cos&igrave; che Drago inizi&ograve; a percepire gli impiegati come figure distinte e ad interpretare il suo rapporto con ognuno di loro secondo i canoni della simpatia e dei rapporti sociali. Inizi&ograve; dunque ad essere pi&ugrave; veloce ed affidabile con gli impiegati pi&ugrave; attenti ed a dimostrarsi lassivo, scorbutico e maldestro con quelli che trovava pi&ugrave; antipatici o che sembravano voler ignorare di proposito le sue mille possibilit&agrave; di regolazione (inserendo magari 200 fogli con il carrello regolato su 100 o magari corrompendo i suoi perfetti meccanismi con fogli di plastica ed attache).</p>
<p> Pass&ograve; il tempo ed il suo fido proprietario e manutentore and&ograve; in pensione, lasciando di punto in bianco Drago da solo ad occuparsi di tutti i documenti da distruggere. Il problema pi&ugrave; grande di Drago per&ograve; non era il doversi barcamenare con tutti gli impiegati ed i consulenti dell&rsquo;ufficio, quanto che &ndash; venendo a mancare il suo amico fidato &ndash; non c&rsquo;era pi&ugrave; nessuno a garantire la manutenzione necessaria al suo funzionamento! Chi gli avrebbe pulito i meccanismi? Chi avrebbe spiegato ai nuovi arrivati le sue mille regolazioni? Chi avrebbe pi&ugrave; oliato le sue scintillanti lame d&rsquo;ora in avanti?</p>
<p> Cos&igrave; inizi&ograve; il lento declino di Drago, che culmin&ograve; in breve in un disfacimento totale e nel blocco del suo perfetto meccanismo: tanta era la polvere di carta e tanti i pezzetti di plastica incastrati nel cassetto di caricamento, che un bel giorno il povero Drago tir&ograve; le cuoia, il motore si inchiod&ograve; e nulla pi&ugrave; pot&eacute; essere tagliato dal nostro eroe. </p>
<p> Una mattina il capoufficio annunci&ograve; l&rsquo;arrivo di un sostituto e &ndash; mentre ancora dalla plastica il nuovo tagliacarte senz&rsquo;anima veniva scartato &ndash; Drago era gi&agrave; in viaggio per il sottoscala, purgatorio della rottamazione per tutti gli arnesi tecnologici obsoleti dell&rsquo;ufficio.</p>
<p>
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		<title>Le ore piccole</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2006 01:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franganghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiabe]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto tempo fa c&#39;era un artigiano che progettava strumenti arcani. Un giorno si accorse che gli accadeva spesso di perdere le giornate in cazzate perch&#232; non si rendeva conto dello scorrere del tempo. In particolare durante il giorno egli viveva felice nel suo paesino dove ognuno passava in bottega e lo omaggiava con il rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/images/stories/oldtown.jpg" border="2" alt="Vecchio orologio di un vecchio paese?" title="Vecchio orologio di un vecchio paese?" hspace="4" vspace="2" width="384" height="288" />  </p>
<p>Tanto tempo fa c&#39;era un artigiano che progettava strumenti arcani. Un giorno si accorse che gli accadeva spesso di perdere le giornate in cazzate perch&egrave; non si rendeva conto dello scorrere del tempo. In particolare durante il giorno egli viveva felice nel suo paesino dove ognuno passava in bottega e lo omaggiava con il rispetto ed i saluti ben meritati. Allo giungere del buio per&ograve; le persone tornavano presso le proprie abitazioni a mangiare in compagnia dei propri cari ed a conquistare un cantuccio tra le braccia di Morfeo, ancora non pagano data l&rsquo;assenza del nostro Dio accentratore.</p>
<p> Aldo l&#39;artigiano invece viveva da solo nella sua bottega, tra alambicchi ed oggetti dalla strana fattezza e la notte per lui era un momento per struggersi del suo rimpianto e delle coraggiose scelte mancate in giovinezza. Nessuno di notte passava a salutarlo e cos&igrave; egli continuava a rimuginare per lungo tempo, cos&igrave; che il ritrovarsi ancora in piedi al sorgere del sole per lui non fosse pi&ugrave; una novit&agrave;.<br /> Stanco di questa situazione e non pago di invenzioni, Aldo decise cos&igrave; di costruire uno strumento per misurare il tempo. Tutti i cittadini di Heaven&#39;s Door sapevano benissimo che in una giornata c&#39;erano ben 28 ore e che gli Dei cos&igrave; avevano deciso circa lo scorrere del tempo:&nbsp; cos&igrave; Aldo si mise all&#39;opera per costruire il suo strumento.</p>
<p><span id="more-129"></span>
<p>Due interi giorni egli pass&ograve; chiuso nel suo studio ad assemblare questa diavoleria della tecnologia, fino a quando uno strano presentimento si fece strada in lui! Aldo ebbe l&#39;impressione di aver sbagliato i conti ma &#8211; vuoi la fretta, vuoi la stanchezza &#8211; decise comunque di proseguire nella realizzazione senza approfondire il problema.<br /> Passarono 5 giorni ed Aldo era ancora li a lavorare mentre i cittadini e suoi amici, preoccupati dal suo continuo affannarsi, non iniziarono a vegliare su di lui anche di notte, temendo il tracollo dell&#39;artigiano e della sua opera innovativa.</p>
<p> Alla mattina del sesto giorno, Aldo usc&igrave; dalla sua bottega distrutto ma felice, recando in mano un oggetto in legno e metallo che riportava sul davanti un quadrante dalla forma rotonda. Alle domande dei villani incuriositi egli rispose amabilmente: &quot;Questo oggetto serve a misurare lo scorrere del tempo e l&#39;ho chiamato Aldologio!&quot;.<br /> Tra lo stupore della folla una voce si fede avanti, la voce malferma del vecchio saggio della comunit&agrave; che dal fondo del coro di &quot;oooh&quot; e &quot;aaaaah&quot; proruppe chiedendo: &quot;Aldo, mio caro amico: noto che il tuo manufatto riporta un quadrante di sole 10 ore! Come puoi offendere gli Dei con questo affronto?&quot;.</p>
<p> Ed Aldo, con fare serafico rispose: &quot;Vetustucius, io ti rispetto e rispetto gli Dei, ma ho commesso un errore gravissimo. Purtroppo ho sbagliato a dividere le parti del quadrante e, quando al dunque, non sono riuscito ad inserire tutte le cifre necessarie a segnare lo scorrere del tempo!&quot; &ndash; spieg&ograve; &#8211; &quot;Dunque &#8211; ormai in preda alla frenesia &#8211; ho dovuto trovare una soluzione per arginare il problema! Ho preso le prime cifre, quelle che come ben sai segnano lo scorrere della notte e del pomeriggio, ed ho tolto lo zero cos&igrave; che apparissero come 1, 2, 3, 4, etc&#8230; invece che 01, 02, 03, 04, etc&#8230; In questo modo sono riuscito a salvare lo spazio per altre due ore, ma purtroppo non per tutte e 14!&quot; fece Aldo mesto. &quot;Chiedo perdono agli Dei per il mio errore!&quot;. </p>
<p>Dal vociare sommesso della folla una voce ed una figura si fecero avanti: &quot;Aldo, io sono Seiko, Dio del temBo. Tu hai osato molto realizzando questo strumento, mettendo in pericolo la tua stessa salute ed a repentaglio la tua fama di maestro artigiano. Sei sempre stato sfortunato nella vita, ma creando questo strumento hai dimostrato cosa un uomo pu&ograve; fare per se e per i suoi amici con la buona volont&agrave;!&rdquo;.  </p>
<p>Proseguendo &ldquo;Ed &egrave; per questo che io &#8211; di concerto con gli altri Dei &#8211; ho deciso di non punirti per il tuo errore, ma di portare invece il tuo nome nell&#39;alto dell&#39;Olimpo. Io tuo errore verr&agrave; da noi sanato: sin da oggi le giornate avranno solo 24 ore e le ore del sonno si chiameranno ORE PICCOLE! La tua invenzione rimarr&agrave; a disposizione degli uomini e si chiamer&agrave; OROLOGIO, perch&eacute; prezioso quanto l&rsquo;oro!&quot;. </p>
<p>E fu cos&igrave; che Aldo venne ricordato come l&#39;uomo che per errore e per la fretta, sfid&ograve; gli dei e non ne pat&igrave; l&#39;ira. Inventore dell&#39;orologio ora siede sull&#39;olimpo a controllare fieramente lo scorrere del tempo.</p>
<p>The end.</p>
<p><em>(la storia ci insegna anche perch&egrave; i capi guardano agli obiettivi con fare cos&igrave; poco attendo da mancarli puntualmente per la frenesia di raggiungerli: magari basterebbe pianificare qualcosa di realizzabile sin dall&#39;inizio invece di affannarsi per realizzare forzatamente ci&ograve; che si reputa troppo difficile o magari impossibile?!?! ma il teorema del bastone e la carota vince sempre in Italia!)</em>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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