Rinnegare un ora

Orologio da taschinoDue giorni fa abbiamo tutti regolato i nostri orologi. Videoregistratori, PC, sveglie moderne e la maggior parte dei cellulari hanno pensato ad autoregolarsi: noi abbiamo dovuto occuparci di orologi da muro, autoradio, cronografi e telecomandi vari.

Era passato qualche mese dal’ultima volta che avevamo dovuto abbandonare le due del mattino per finire direttamente alle tre. Inesorabile però, ogni ultima Domenica di Marzo ed ogni ultima di Ottobre, lo scempio si ripete.

Ogni tanto mi metto nei panni di quell’Ora che resta inutilizzata. Quell’Ora arriva al suo momento pronta per regalare alla gente la vita, il divertimento o un meritato riposo e quindi non viene utilizzata. E pure è li! Vi rendete conto di come debba sentirsi in quel giorno? Vi rendete conto del senso di abbandono che l’Ora può giungere a provare?

Poi il tempo passa tranquillamente e tra mille impegni e preoccupazioni nessuno si ricorda di quell’Ora abbandonata, persa nel limbo del frenetico cigolare tra casa e lavoro, divertimenti e mestieri, miseria a futilità quando ad un tratto ecco che ritorna l’ora solare.

Dopo sei mesi, come niente fosse, ci ricordiamo di quell’Ora e l’andiamo a recuperare. Di notte, selvaggiamente riportiamo indietro i nostri orologi e – mentre il gesto a noi regala un’ora di sonno in più, libero da ogni inquietudine – l’Ora viene strappata al suo torpore per ritrovarsi, senza se e senza ma, catapultata nella routine, nel frenetico rullare della notte di una città che vive e di energia si nutre.

Perché a questo asserviamo il delitto, lo stupro dell’ora rubata: alla costante ricerca di un modo per risparmiare energia, un modo per portare luce dove dovrebbe essere il buio e movimento dove la quiete dovrebbe regnare.

Sapete, giorni fa una riflessione si faceva strada in me. Ci sono in giro parecchi ambientalisti che avrebbero voglia di spiegarmi come essere migliore. Mi viene da ridere! Non dovrei bruciare cose? Dovrei smetterla di alimentare il ciclo dell’autodistruzione di questo pianeta bruciando meno idrocarburi?

Queste persone, nella maggior parte dei casi, non hanno nemmeno idea di cosa sia il risparmio energetico e vivono di aria per poi tornare alla sera nelle loro comode casette riscaldate in inverno con gli stessi idrocarburi che io non dovrei usare di giorno. E non capendo un cazzo di quali siano i flussi e riflussi dell’energia, pensano che “bruciare le bucce dei pinoli” sia peggio di comprare metano, pensano che “scaldarsi col metano invece che con l’elettricità” sia meno dannoso del fare un mutuo per cambiare i vetri alle finestre (o la coibentazione del soffitto).

Quelle persone, dopo aver dispensato consigli per una giornata, tornano nelle loro calde abitazioni (che incredibilmente riscaldano anche il prato antistante) pensando che bruciare atomi invece che dinosauri possa salvare il pianeta… che struprare quell’Ora con un atto di forza collettivo, privare quell’Ora del suo diritto di vivere nei sessanta minuti per i quali è stata concepita, sia giusto nel nome della collettività.

Non ci prendiamo per il culo: dinosauri o atomi, chiunque abbia una macchina, una casa o un elettrodomestico prima o poi finirà col bruciare per vivere. E’ forse un desiderio ancestrale e tutti lo facevano anche in passato, solo che ora siamo di più!

Quindi smettetela di regolare orologi. Tra sei mesi, quando arriverà la dannata Domenica ed il mondo tornerà a domire, fate si che anche l’Ora possa gioire insieme a voi dell’abbraccio di Morfeo, di quel breve soffio di vita che la porterà dal rintocco di una remota campana e lungo i suoi sessantesimi di morte fino a lasciare il posto alle tre del mattino.

Daltronde, perché rinnegare di punto in bianco un’Ora che c’è andata bene sei mesi?

Franga

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