Settimana lunga e piacevole, questa. Ogni giorno una chicca e quando ogni giorno non ricorda il precedente, quando il flusso convogliato di eventi si fonde e diviene magma che scorre a voler coprire tutte le buche della ragione, quando il ponderabile diventa la seconda scelta ed a quel GPS si può anche non dar retta (Chiara e Michele, per cortesia, tacete ogni tanto)… allora ogni giorno è bello, anche se piove.
E ti scopri a far tardi con quelle persone per l’ultima notte e scopri che probabilmente ti mancheranno per qualche tempo; scopri di non sapere a che civico abiti e che c’è un sacco di gente figa intorno a te; ti sorprendi a prendere l’acqua più e più volte nel tentativo di raggiungere e poi allontanarti dal tuo ufficio; sorridi perché la febbre ti porta su e poi giù, in un moDo ondoso che tanto si confà al tuo essere; tossisci e starnutisci mentre rischi di schiantarti per un incontro curioso; prendi una sola al mattino e finisci una giornata senza darne, raggiunto da quel poliziotto di San Pietro infine, ma rincuorato nello spirito.
Ed è in quel momento, mentre sei li a controllare quali purulenti danni abbia causato il rasoio perché la lesione possa procurare un fastidio così intenso, in quel momento in cui scruti lo specchio e vedere te stesso è l’ultima cosa che ti passa per la testa, in quell’attimo la frase fa la sua comparsa nella tua mentre, con toni secchi, decisi, sicuri: sono Toni che si danno un tono.
La voce declama, quasi recita il motivo; poi la rima che lo segue – e Dio provvedere – fa scattare su lo sguardo del reietto che la segue e dal pulpito in maiolica si chiede: “Ma esiste qualcosa che possa innervosire di più di un medico che ti dice che sei nervoso?”.
Ma dico cazzo, se sono venuto da te e finisce che mi dai una risposta del genere può solo voler dire che son stato io a dirti di essere nervoso, no? E tu me lo ripeti? Ma secondo te, brutto pezzente schifoso, non posso io – forte del mio essere ora in possesso di una Tessera Sanitaria (dopo 5 anni, almeno) – andare comunque da chiunque sia vestito in tinta con i miei calzini o la mia improbabile maglietta gialla a dire che sono nervoso, chiedendo quindi come io stia? E non pensi – vigliacco – che il Da Me Interessato non sarebbe felice di informarmi del mio essere nervoso?
Vengo da te per altro no? Peraltro, “per altro” non significa che risposta otterrei, pur certo di aver tosto posto il mio quesito. Quindi – medico qualunque, di camice vestito – pensi veramente che col tornar da te, ritto sulle gambe e con fare più che ardito finirei dunque, dimostrandomi svampito?
Naaaaaaaa..
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Volevo solo riportare la frase che m’è venuta in mente poco fa. Chi era qui in casa questa sera, forse può capire come “l’ho vista bene”.
La storia – reinterpretata – si riferisce invece ad un fatto a cui ho assistito un paio di settimane fa.
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