I porci volano in alto (bozza)

Piccola premessa: questa cazzata è stata scritta in viaggio da Milano a Roma, sul treno, mentre ero mortalmente stanco ed annoiato. Diciamo che è una bozza ispirata, ma non so se verrà mai completata per passare in uno stato di pubblicazione definitivo. Prendetela un pochino così com’è venuta, tra una pennica e l’altra.

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A Roma, nella sala di attesa della stazione dei Carabinieri di Testaccio le cinque sedie accolgono una sola persona. L’uomo – legato alle sedie con delle manette – è giovane, di bella presenza, dall’aspetto curato nel vestire ma decisamente emaciato. Siede da ore con le gambe incrociate dondolando lentamente il piede destro o sinistro, a seconda del verso con il quale le gambe sono accavallate. Volge lo sguardo con misurato distacco verso l’orologio piazzato in alto, contro il muro, con un’espressione che potrebbe lasciar intendere che di li a breve sarà fuori, libero di raggiungere chissà chi per un appuntamento stabilito da tempo.

Entra nella sala Linda, la signora delle pulizie, vestita con un camice bianchissimo e ben abbottonato: al seguito porta con se il carrello con l’attrezzatura già rodata alla quale fa affidamento ogni giorno per la pulizia della caserma. Sul carrello un aspirapolvere, una scopa di saggina, una scopa sintetica, l’immancabile mocio, un secchio di acqua saponata ed una busta nella quale raccogliere l’immondizia dei cestini.

Il nome della donna sembrerebbe averla predestinata al proprio lavoro, ma in effetti al momento Linda studia per prendere la seconda laurea. Sono tempi difficili e lei non si è mai persa d’animo: mai ha rifiutato un lavoro ed è felice della vita che vive, benché le porte stentino ad aprirsi sul suo cammino. In realtà alcune delle si sono già socchiuse di tanto in tanto, ma per entrare Linda avrebbe dovuto sfruttare i privilegi derivanti dal suo bel aspetto, cosa che mai ha anche solo pensato di fare. Passando davanti alle cinque sedie saluta con cortesia l’uomo dal piede che dondola per aprire la porta che da sul corridoio e dedicarsi ai suoi mestieri.

Nel silenzio della sala d’attesa il solo rumore udibile è quello dell’orologio sul muro che – benché azionato da un meccanismo al quarzo – produce sommessi segnali del suo avanzare verso il minuto che verrà. Ed il minuto arriva quando la porta della stanza si apre e dal corridoio entra l’Appuntato.

Il suo incedere è mesto, il suo sguardo distratto: avanza reggendo alcuni fogli, degnando l’Uomo dal piede che dondola di uno fugace sguardo inespressivo. Cammina dritto verso la fotocopiatrice. L’uomo dal piede che dondola osserva l’Appuntato incuriosito, rallentando impercettibilmente il ritmo del suo piede.

L’Appuntato alza il coperchio della fotocopiatrice, poggia i documenti ed una volta abbassato il coperchio preme il tasto verde senza che nulla accada. Esprime il suo dissenso e nella sala un leggero suono gutturale – simile a quello prodotto da una sedia strusciata – si fa strada a rompere la quiete. Vediamo il soldato azionare il pulsante frontale di accensione ed osservare l’assenza di qualsivoglia cambiamento nello stato delle molteplici luci che adornano la macchina infernale. L’appuntato si sposta di lato, tra la fotocopiatrice ed il muro e reitera la sua espressione di dissenso: “Si sono fregati di nuovo l’adattatore!”.

L’uomo lo osserva girare sui tacchi e tornare verso il corridoio. Aprendo la porta, l’appuntato fa involontariamente strada al Cane del commissariato, un vecchio pastore tedesco che – adempiuti per anni i suoi doveri di cane antidroga ed ora più che pensionato – alberga presso la struttura. Il Cane, con passo misurato, sfila attraverso la porta che, guidata dalla propria molla, torna a chiudersi lentamente. Entra nella sala d’attesa e si accuccia accanto all’Uomo dal piede che dondola.

E’ ora il respiro del Cane a coprire quello dell’orologio; è il respiro del Cane a segnare il tempo in quella saletta e l’Uomo regola il dondolio del proprio piede per adattarsi a questa nuova ritmica. La porta si apre nuovamente, spinta dalla mano dell’Appuntato il quale lascia il passo ad un uomo sulla cinquantina, leggermente stempiato, dai capelli brizzolati e dal fisico decisamente ben curato. L’appuntato gli indica le sedie e l’Uomo prende posto sulla quella centrale delle cinque, ad un posto di distanza dall’Uomo ammanettato.

La porta si chiude alle spalle dell’appuntato.
Uomo ammanettato: “Salve, come va?”.
“Sembrerebbe meglio di lei a giudicare dalle manette, ma direi che anche per me questa non sia tra le giornate migliori!”.
“Ah, non si preoccupi, qui non hanno le idee ben chiare sul da farsi: pensi che mi tengono qui da tre ore e non hanno nemmeno idea di quale accusa rivolgermi!”
“Mh, magari…”
“E’ la solita Italia delle raccomandazioni: se la legge fosse veramente uguale per tutti non ci troveremmo qui a perdere le nostre giornate. Lei è accusato di qualcosa?”
“Beh, non ancora ma…”
“Ecco, non sono capaci nemmeno di accendere una fotocopiatrice. Figuriamoci se sono in grado di stabilire un capo d’accusa! Cos’ha combinato?”
“Se avessi combinato qualcosa non verrei a raccontarla al primo che capita: son fatto così. E lei? Perché la tengono qui?”
“Io mi fido con maggiore facilità del mio prossimo. Siamo tutti nella stessa barca si dice, o no? Dicono che io avrei…”

Il rumore dell’aspirapolvere fa il suo ingresso, prorompendo nella sala d’attesa. Non è un suono normale: c’è un ché di sofferente tra le note che si spingono fino a quelle cinque sedie dal corridoio nel quale un motore si agita e si scalda. Il Cane alza il muso dalle gambe anteriori, osserva la porta, quindi i due astanti e torna pacatamente ai suoi sogni canini.

“Dicevo?” – prosegue l’uomo seduto di lato – “Ah si, dicono che io avrei distribuito soldi falsi in alcuni locali di Roma, ma non hanno nessuna prova di fatto.”
“Ma lei in effetti è colpevole?”
“Guardi, ho fiducia nelle persone ma non sono uno stupido. Certe cose si fanno ma non si dicono mai. Le posso dire però che nell’ultimo periodo me la passavo male a casa: bollette e tasse a parte, mia madre non sta bene e le cure che sta facendo costano molto. E come se non bastasse siamo stati sfrattati e ci siamo dovuti trovare in fretta e furia un piccolo appartamento dove andare a stare. I discorsi tra due persone possono prendere le pieghe più curiose, ma il carattere di una conversazione secondo me può assumere due forme: finzione o comunicazione.”
“Si spieghi meglio”.

L’aspirapolvere interrompe il suo stridente lamento.

“Se io volessi qualcosa da lei, tenderei a costruire un racconto, sicuramente basato su una storia vera, per esaltare la mia immagine o comunque quell’immagine che preferirei il mio prossimo avesse di me; se invece lei fosse un perfetto sconosciuto che non avrei più occasione di incontrare, non avrei bisogno di mettermi in mostra e potrei raccontare di me senza riguardi o paure.”.
“E quindi? Quello che mi sta raccontando parla di lei, no? Non la conosco! Mi dispiace per la sua situazione familiare…”
“Guardi, non sa quanto dispiaccia a me.” – prosegue l’uomo grattandosi la testa, il piede che non accenna a rallentare la sua danza – “Ero un impiegato in una grande azienda che produce cuscinetti e materiale meccanico. Un bel giorno mi han chiamato in infermeria e mi hanno chiesto di pisciare in un vasetto per poi licenziarmi, con la scusa che avevo fatto uso di droghe leggere. Sa, una cannetta ogni tanto e ti ritrovi in mezzo ad una strada… non è facile da digerire. E poi il disastro con mia madre. Non ho mai cercato il lusso, ma la decenza si! Così un uomo si arrangia. Lei cosa farebbe al mio posto?”
Guardando un punto lontano nella stanza, vicino alla cesta di vimini accanto alla porta nella quale vengono abbandonate le riviste più vecchie: “Non saprei. Quello che faccio io per vivere è un qualcosa alla quale sono arrivato senza rifletterci troppo. Cioè, non ho una vocazione, una passione o una tradizione a spingermi avanti. Semplicemente mi sveglio al mattino e mi lascio andare alla giornata e – le dico la verità – dopo tanti anni non trovo più niente di logico nel farmi trascinare. Mi piacerebbe lasciarmi andare ad un’altra vita, ma ho una famiglia alla quale badare e non ho vie di fuga. Cosa farei? Cosa farei se mia figlia stesse male e non avessi soldi per curarla? Andrei a rubare, mi sembra chiaro. Ma quindi – dato che stiamo tutti nella stessa barca – lei è riuscito ad arrangiarsi?”
Si massaggia il polso, indolenzito dalla manetta: “Mia madre sta meglio ed i carabinieri hanno cercato nei posti sbagliati. Quel buco che abbiamo affittato dopo lo sfratto ha anche un garage, ma gli agenti non lo sanno. Quindi direi che si, per ora sono riuscito ad arrangiarmi per sopravvivere, in attesa di trovare un lavoro o che la donna che mi ha cresciuto torni a stare in forma. Mi sono arrangiato, anche se non conto che possa durare all’infinito. Devo ringraziare mio padre che lavorava alla Zecca di Stato…”, strizzando l’occhio all’uomo brizzolato.
“Beh, dalle mie parti dicono che se vedi un porco che vola devi cercare un piccione che nuota, per lasciare intendere come a volte stranezze risolvano stranezze. Spero…”

La porta si apre e fa il suo ingresso Linda con il suo carrello. In mano tiene un adattatore per una presa elettrica: si avvicina alla fotocopiatrice, raccoglie la presa da terra e dopo aver attaccato l’adattatore collega nuovamente la fotocopiatrice alla presa a muro. Il Cane si alza osservando Linda, sgranchisce le sue ossa malandate e raggiunge l’uomo dai capelli brizzolati per leccargli le mani. La porta si apre nuovamente ed entra l’Appuntato, sempre con i suoi fogli in mano:

“Linda, ma hai preso tu l’adattatore della fotocopiatrice?”
“Vi ho detto più e più volte che me ne serve uno per l’aspirapolvere!” e quindi, girandosi verso la sedia centrale “Maresciallo, un paio di minuti ed il pavimento è asciutto: vado a dare una spazzata al cortile.”

L’Uomo dal piede che dondola è ora l’Uomo dal piede immoto. Osserva con sguardo attonito la figura sulla sedia centrale, senza peraltro proferire parola.
Si alza ora dalla sedia l’uomo che occupava il posto centrale: “Spero riesca presto a risolvere la sua situazione. Oggi il porco è volato in alto ed il piccione ha esplorato gli abissi.” e rivolgendosi all’appuntato “E togliamo le manette a quest’uomo: se non abbiamo trovato nulla possiamo lasciarlo andare.”.
L’appuntato: “Comandi Maresciallo. Faccio queste due fotocopie e vado a prendere le chiavi delle manette. Cosa scriviamo sul verbale? E cos’è la storia del porco, se posso permettermi?”
“Scriviamo che dopo gli accertamenti non è stata trovata alcuna evidenza che dimostri un coinvolgimento nei fatti dei giorni scorsi. Il vero responsabile deve essere una persona molto fortunata! Del porco c’è poco da dire.”
“Bene Maresciallo.”

E mentre Linda torna verso il corridoio per raggiungere il cortile, mentre la fotocopiatrice finisce il checkup iniziale e si predispone a copiare i documenti, mentre l’Appuntato osserva l’adattatore per ricordarsi di comprarne uno uguale, mentre il Maresciallo si avvia verso i suoi pulitissimi uffici ed il Cane lo segue scodinzolando, quel piede compie un ultimo movimento ed un uomo ha una svolta nel proprio cammino.

Oggi un porco ha volato molto in alto.

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7 Commenti

  • carina come storia, ben scritta… peccato che si faccia fatica a capire chi dice cosa, nella parte dopo che l’aspirapolvere smette di lamentarsi. Ho dovuto rileggere meglio la conversazione per capire meglio il finale :p

    Se vuoi continuare a tentare di fare lo “scrittore della domenica”, http://www.anonimascrittori.it potrebbe interessarti, ma non ne sono certa. Mio zio (K) potrebbe starti sul cazzo come anche no. Fa quell’effetto.

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  • @tcd: ci ho pensato (proprio oggi, mentre venivo in ufficio) ma ritengo che in una conversazione tra due persone sia sufficiente chiarire chi abbia preso per primo la parola.

    lo stile probabilmente si rifà alle opere di saramago che sto leggendo incessantemente da ormai quasi 9 mesi: un parto.

    e lo so, purtroppo è morto proprio due gironi fa!

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  • @tcd: ho fatto degli aggiustamenti. Vedi se ora è più comrensibile!?!

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  • Interessante raccontino.

    Non ho grande esperienza in materia militare però mi suona strano che un commissario sia maresciallo…o è uno o è l’altro…no? (non ho verificato eh. te la butto lì)

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  • @harlock00999: l’errore è stato corretto pochi minuti fa.

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  • Ebbravo!

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  • @Franganghi: Sì, ora scorre meglio :)

    In culo alla balena col prossimo “tentativo di narrativa” :)

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