C’era una volta un tritacarte. Dotato sin dalla nascita di splendenti lame lucenti e scartato in una fredda mattina d’ottobre dal suo imballo, il tagliacarte era orgoglioso di esistere e tagliare appunti e documenti.
Era uno di quelli elettrici, con un motore potente e numerose regolazioni che gli permettevano di tagliare qualsiasi tipo di carta esistesse sul mercato: già da subito dimostrò le sue doti eccezionali al suo premuroso proprietario il quale non mancava mai di lodare le sue innate caratteristiche e tenere puliti i suoi meccanismi, prodigandosi in ogni modo allo scopo! Tanto la gente rimaneva colpita del modo in cui il tagliacarte distruggeva i documenti, che un bel giorno nell’ufficio si decise di dare un nome al prezioso strumento: il nome scelto fu Drago.
Ma si sa… col nome iniziano i guai: il nome crea una coscienza individuale e carica di responsabilità il suo portatore…
E fu così che Drago iniziò a percepire gli impiegati come figure distinte e ad interpretare il suo rapporto con ognuno di loro secondo i canoni della simpatia e dei rapporti sociali. Iniziò dunque ad essere più veloce ed affidabile con gli impiegati più attenti ed a dimostrarsi lassivo, scorbutico e maldestro con quelli che trovava più antipatici o che sembravano voler ignorare di proposito le sue mille possibilità di regolazione (inserendo magari 200 fogli con il carrello regolato su 100 o magari corrompendo i suoi perfetti meccanismi con fogli di plastica ed attache).
Passò il tempo ed il suo fido proprietario e manutentore andò in pensione, lasciando di punto in bianco Drago da solo ad occuparsi di tutti i documenti da distruggere. Il problema più grande di Drago però non era il doversi barcamenare con tutti gli impiegati ed i consulenti dell’ufficio, quanto che – venendo a mancare il suo amico fidato – non c’era più nessuno a garantire la manutenzione necessaria al suo funzionamento! Chi gli avrebbe pulito i meccanismi? Chi avrebbe spiegato ai nuovi arrivati le sue mille regolazioni? Chi avrebbe più oliato le sue scintillanti lame d’ora in avanti?
Così iniziò il lento declino di Drago, che culminò in breve in un disfacimento totale e nel blocco del suo perfetto meccanismo: tanta era la polvere di carta e tanti i pezzetti di plastica incastrati nel cassetto di caricamento, che un bel giorno il povero Drago tirò le cuoia, il motore si inchiodò e nulla più poté essere tagliato dal nostro eroe.
Una mattina il capoufficio annunciò l’arrivo di un sostituto e – mentre ancora dalla plastica il nuovo tagliacarte senz’anima veniva scartato – Drago era già in viaggio per il sottoscala, purgatorio della rottamazione per tutti gli arnesi tecnologici obsoleti dell’ufficio.











morale 3
Non si può mangiar merda x sempre.
P.S. Con tutto il rispetto per Gennarino, volevo esprimere la sottile diabolica soddisfazione che si prova nell\’infilare tra le fauci del famelico \”tritadocumenti\” i plichi coi reclami o coi dati dei clienti cacacazzi….. Delle volte ho la sensazione che ce li abbiano regalati apposta…!
Danda
mai provato ad usare Drago come il tritalegno del film Fargo? secondo me può dare una certa soddisfazione…