Ma parallelamente alla storia di Drago, un'altra realtà permeava l’ufficio di un che di mistico, una forza effimera che ogni impiegato sentiva entrando nell’open space e che non mancava mai di stupire capi e segretarie: sto parlando di Gennarino, il Magico Cestino.
Gennarino era stato fabbricato a Napoli e delle sue origini partenopee era sempre stato anch’egli fiero e soddisfatto. Acquistato in concomitanza con Drago, quando ancora i tagliacarte non avevano il cestino incorporato, Gennarino era stato sempre schiaffato al buio, tra la polvere sotto le scrivanie e non aveva mai goduto di una grande stima da parte degli impiegati. Stava li solitario ed inosservato se non per il fatto che durante la notte, durante ogni santissima notte, avveniva il miracolo: avete mai sentito parlare di San Gennaro? Ecco, proprio come per il sangue di San Gennaro, Gennarino veniva lasciato pieno alla sera e veniva trovato vuoto alla mattina.
Nulla di strano direte voi! Se non che in ufficio il quoziente intellettivo medio fosse tanto basso che gli impiegati non riuscissero a capire come una donna delle pulizie provvedesse semplicemente ogni mattina allo svuotamento di Gennarino. Gennarino era tra l’altro ben lungi dal voler svelare l’oscuro segreto, segreto che gli valeva tra l’altro rispetto ed autorità nonché un nome del quale potersi fregiare in un ufficio di oggetti senz’anima.
E così ogni giorno Gennarino stava li e mangiava merda. Ogni giorno tonnellate di cartaccie tagliuzzate finemente dalle brillanti lame di Drago finivano inevitabilmente per oscurare il suo unico occhio sul mondo, isolandolo ulteriormente dall’ambiente (come se lo stare sotto una scrivania non fosse sufficiente). La signora delle pulizie era l’unica che badava a lui – pulendolo peraltro di rado – mentre tutti gli altri (compreso il fedele manutentore di Drago) lo sbeffeggiavano giornalmente tirandogli bucce di banana, attache piegate maldestramente dalle potenti lame di Drago o calciandolo senza rispetto da sotto la scrivania nell’indegno e vano tentativo dell’impiegato di assumere posizioni che dessero un minimo di confort alla sua postura disgraziata.
Il tempo passava e Gennarino stava zitto e mangiava merda, fregandosene dei calci e sicuro che un giorno tutto questo sarebbe cambiato. Ed un bel giorno in effetti…
Quando giunse la fine di Drago, Gennarino quasi non poteva credere al suo occhio: un nuovo tritacarte fece ingresso un bel mattino con tanto di facchini al seguito. Il nuovo tritacarte era elegante, bianco come la camicia della vecchia del Dash e grande come mai: Thor – questo il nome coniato al momento da un incredulo impiegato – era uno strumento di tagliuzzamento tedesco dal peso sproporzionato ed incorporava in se tutte le più incredibili tecnologie di tagliuzzamento orizzontale e verticale, riconoscimento delle attache, separazione della plastica, dettaglio di sminuzzi e la nuovissima “modalità coriandolo” che permetteva di prepararsi al carnevale a costo zero.
Ma per Gennarino tutto questo era nulla: nella mente di Gennarino c’era solo una cosa che in quel momento sembrava avere una qualche importanza. Thor era provvisto dalla fabbrica del suo personale cestino di raccolta.
Per Gennarino fu il momento più bello della sua esistenza, evidentemente votata al riscatto. Ben presto Gennarino venne spostato da sotto la scrivania e venne a far parte della zona attiva dell’ufficio, dove ognuno aveva l’accortezza di buttare con precisione ogni sorta di cartaccia erroneamente prodotta (ma ancora non sminuzzata stavolta) e dove le bucce di banana non restavano nel pozzo di Gennarino per più di un ora, pena la rivolta degli impiegati!
Quindi mentre Drago – il fiero Drago – si struggeva del suo stato di disgrazia nello scantinato, Gennarino iniziava una nuova vita nel mondo del lavoro e fu per lui come se gli anni passati nella tristezza e la desolazione d’improvviso non fossero mai trascorsi.
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MORALE
Innanzi tutto, se sei bravo forte e bello, farti il culo è una cazzata pazzesca. E’ meglio stare calmo calmo bello bello e vedere quello che gli altri si aspettano da te, prima di fare la fine di quello stronzo coatto di Drago.
Impariamo poi che gli apparecchi hanno un’anima e finiscono per sentire emozioni e sensazioni: non è utile diventare antipatici ad un apparecchio che ci serve perché finiremo per trovarci nel momento del bisogno con un apparecchio che non ne vuole sapere di darci una mano! Meglio cercare di essergli simpatici ed accaparrarci i suoi favori.
Poi l’esperienza ci insegna che un qualsiasi apparecchio, se trascurato anche minimamente, in modo inevitabile finisce per sfasciarsi in poco tempo quando invece una costante manutenzione può dare lustro e lunga vita agli strumenti tecnologici anche più vecchiotti.
Infine questa storia ci ha fatto capire che Gennarino se ne è sempre fottuto, ha sempre fatto come gli pareva a lui, talvolta magari ingoiando un po di merda. Non ha mai fatto il coatto ed ha tenuto per se un po di segreti, facendo credere che alcune cose che faceva erano un pochino più difficili di quanto non fossero veramente e con il risultato di trovare infine soddisfazione nel suo lavoro. Quindi perché l’arrivismo? Perché ostinarsi a voler apparire più forti di quanto non si sia veramente?
EPILOGO
La vita di Gannarino proseguì felice per anni e nulla sembrava poter mutare il suo stato di grazia, quando d’un tratto un giornale malamente ripiegato venne gettato nel pozzo tondo del nostro amico: si trattava di una testata nazionale e un titolo capeggiava sulla prima pagina, un titolo alla lettura del quale il grande occhio di Gennarino sembrò per un istante ingrandirsi oltremodo.
Il titolo recitava: “Raccolta differenziata per tutti: da domani raccolta differenziata di carta, metallo e plastica anche in ogni ufficio ed abitazione…”. Nuovi secchi a tre scomparti fecero la loro comparsa nell’ufficio e nessuno più si azzardò a violare la legge facendo uso di Gennarino.
E fu così che una mattina, la signora delle pulizie – fedele amica di una vita – accompagnò il nostro amico nel sottoscala, dove la flebile luce permise a Gennarino di scorgere, in un istante di distinta follia, i denti d’acciaio di un Drago ormai impazzito.
MORALE 2
Non pensare che chi viene calpestato non si possa rialzare…
Vi invito ad aggiungere nei commenti la vostra morale…












morale 3
Non si può mangiar merda x sempre.
P.S. Con tutto il rispetto per Gennarino, volevo esprimere la sottile diabolica soddisfazione che si prova nell\’infilare tra le fauci del famelico \”tritadocumenti\” i plichi coi reclami o coi dati dei clienti cacacazzi….. Delle volte ho la sensazione che ce li abbiano regalati apposta…!
Danda
mai provato ad usare Drago come il tritalegno del film Fargo? secondo me può dare una certa soddisfazione…