Morfello, idDio der Tufello

Roma

Ora per contratto sono costretto a lasciarVi ed abbandonarmi tra le braccia di Morfello, il dio del tufello. Egli – o esso – era chiamato così perchè dormiva sempre, in quanto beveva come un assassino.

Un giorno un uomo venne da lui per chiedere uno dei suoi saggi consigli e stranamente lo trovò sobrio. Gli disse: …

 

 "Oh Morfello, che sei idDio der Tufello:
damme un consiglio sano… tu che ce capisci,
a me che so’ gnient'artro che ‘n povero villano."

E Morfello rimase in attesa delle parole dell'omo…

"Vedi Morfello, io c'ho na moje che quanno la lascio pe’ li fatti sua pe’ fidamme e pregà in sagrestia,
lascia li doveri, la casa e la famija e va a cercà na nuova compagnia.
Morfello, tu che da sempre vivi ner Tufello, che devo da fa co sta donna da bordello?"

Morfello se lo guardò, triste e sparuto, e je disse:
"Amico mio, mo te do mezza risposta e l'artra mezza te la vieni a riccattà quanno che la campana avrà sonato undici rintocchi!"

L'uomo ascoltava ammutolito…

"Pia tu moje da parte e prova a dije che nun l'hai sposata pelli sordi;
dije che l'amore non è un gioco, e a volte per amor ce stanno i morti.
Spiegaie che tu te stai a fa er mazzo e dovrebbe da finilla de andà in giro a cercà er cazzo;
je devi fa capì chè si un giorno torni e ce 'a trovi, allora po’ sta certa che quer giorno so dolori!!"

"’n mezzo come a condì ‘sta discussione, ricordaje sicuro chi è er padrone
e se non se convince de capillo, tu mandala da me che so’ er più brillo!"

Placata cor discorso la sua sete, er poro cristo tosto se la diede.

Tornato in fretta ar proprio focolare,
s’accorse che ce stava la comare;
ma della donna sua nun c'era traccia
e doppia caricava la partaccia.
Quand'ecco che la cara vecchia amica,
notando il poveretto li a pensare,
je fece la proposta – la più ardita -
che un omo mai riesce a rifiutare.

Sonato fino ar decimo rintocco,
er prete salutò co’ n'altro botto,
quell'ora in cui a sta a sentì er Morfello,
doveva per er cornuto venì er bello.
Ma mentre il cornutone era puntuale,
lasciata sola a casa la comare,
il grande dio Morfello stava sur posto,
ornato d’un sorriso fiero e tosto.

"Mo so’ curioso de capì l'inghippo,
tu c'hai er sorriso un po troppo da dritto:
me manca der discorso l'artro pezzo
e so’ sicuro mo me ce dai er resto!"

E idDio rispose…

"Mio caro, è chiaro che tu c'hai ragione,
ma te dimostro mo che sei un cojone,
perchè dei tuoi difetti e le tue voglie,
volevi da incolpà solo tu moje!
Me so’ quindi permesso de incontralla
e faje er discorsetto de persona,
così da potè meglio approfondillo
e metteje anche er dito ne'a piaga."

"Se te venisse in mente de risponne
che troppo tempo poi gli ho dedicato,
rifletti che pe’ dillo alla comare,
me sembra pure tu te sei ‘mpegnato!"

"Te lascio quinni co l'insegnamento
che deve da restatte sul groppone!
Se chiedi aiuto a n'artro pe’ 'n consiglio,
ragiona si te serve di sicuro,
sinnò anche se becchi quello brillo,
amico mio te lo ritrovi ar culo!"

(Franganghi – the storyteller…)

Credits

Allora, innanzi tutto voglio ringraziare Federico che mi ha dato ottimi spunti per completare questa cazzata; inoltre c'è stata SIlvia che mentre ho iniziato a scrivere, invece di insultarmi mi ha incitato a continuare. Ringrazio Paolo per i consigli e chi non mi bucherà le ruote alla macchina dopo averla letta (non la macchina).

Chiaramente il racconto e la sua romanesca interpretazione non vogliono essere in alcun modo pretenziosi: io non sono un gran romano, devo ammetterlo, ma ho cercato almeno nei significati di fare in modo che il racconto risultasse in linea con lo spirito capitolino.

E' nato una sera, verso le 4 di notte: scambiavo i saluti con Silvia in chat prima di andare a dormire ed ho scritto la prima frase ("Ora per contratto sono costretto a lasciarTI", com'era in origine) e poi sono andato avanti per spiegare chi era Morfello. Dato che in quest'ultimo periodo mi ha preso bene con le fiabe, ho deciso nonostante l'orario di costruirne una in rima sul giochetto di Morfello.

Non immaginavo che sarebbe stato così complesso portarla a termine: solitamente per un articolo impiego dai 20 ai 40 minuti. Per questa storiella e per trovare le rime giuste – successivamente risistemate in un lavoro di ri-editing che è durato 4 giorni – ho impiegato quasi 2 ore.

Speriamo che il risultato sia a voi gradito… Ciao! 

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Un commento, almeno

  • Visitatore wrote:

    …io ti invito a continuare a tirar fuori da te tutto questo, che altro non è che pura arte, grazie per avermi messo nei ringraziamenti, sono fiera di aver assistito alla nascita di cio\’!!!
    SiL

    RispondiRispondi

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