
eventi, personaggi ed azioni nella cronaca di un pasticcio mal lievitato…
giorno -40
vengo contattato per il completamento di una attività straordinaria dal collega di napoli che, di qui in avanti, chiameremo PIZZA MARGHERITA.
gli spiego che è agosto e se ne parla a settembre perché le attività notturne sono interrotte.
giorno 0
contatto Pizza Margherita e gli spiego che è il momento.
gli chiedo se il telaio è collaudato, il che equivale a nuovi apparati già alimentati.
mi rassicura che gli apparati sono già alimentati.
lo prego di sentire tizioA, tizioB e tizioC e mi impegno a contattare tizioD e tizioE per organizzare l’attività notturna.
mi dice martedì: “ti chiamo giovedì che domani non ci sono”.
rispondo: “ok, aspetto la tua chiamata ed intanto prendo accordi per l’attività notturna: mi raccomando, fammi sapere se ci son problemi che interrompiamo tutto e svincoliamo le persone!”.
giorno 2
niente.
lo chiamo? telefono spento.
provo fino alle 20.
niente.
giorno 3
squilla.
squilla.
squilla, risponde… ed attacca.
spento.
riprovo fino alle 20 e vado via più che incazzato.
giorno 6
arrivo in ufficio e lo chiamo.
squilla.
squilla.
squilla.
alle 12 mi chiama lui e mi fa: “ciao, ho provato un sacco di volte a chiamarti la scorsa settimana ma non avevo campo dove mi trovavo…”.
medito su un metodo veloce per attivare il vulcano da remoto.
gli rispondo: “ho contattato tizioD e tizioE: tutto in ordine. tu?”
risponde: “tizioA è coinvolto, tutto ok. per tizio B non serve. tizioC dovevi contattarlo tu!”
io: “…!”
lui: “pronto?”
io: “senti, come ti chiami? Pizza no? senti Pizza, ti spiego un attimo. io non ho contatti con tizioC che è operativo sulla tua area geografica. facciamo attività in tutta italia e non posso conoscere le persone di napoli se lavoro a roma, ti pare? mi devo rivolgere a riferimenti di coordinamento territoriali, come te. quindi, secondo te, come posso chiamare tizioC che non conosco e dirgli di presentarsi a Nola martedì sera?”
lei: “ah, allora provo a contattarli io.”
alle 15 lo richiamo.
io: “novità? se per le 1650 non riesci a coinvolgere tizioC provvedo io.”
pizza: “no, facciamo così: ti chiamo io tra 10 minuti e ti dico subito se ci riesco.”
io: “ok.”
ore 1710, chiamo Pizza.
io: “Pizza, novità?”
pizza: “no, ho passato la palla al mio capo.” (perché passi al tuo capo se la questione la stai seguendo te?)
io: “ma non dovevi chiamarmi?”
pizza: “eh si, però ci pensa lui che è meglio.”
io: “vabbè, mi dai il numero di tizioA che mi metto d’accordo?”
pizza: “eh, mica ce l’ho!”
lancio il portafogli attraverso l’open space. il portafogli si apre e sparge il suo contenuto.
mi alzo e mi allontano, parlando col tono suadente di un vampiro prima di scattare.
io: “Pizza, come hai fatto a coinvolgere tizioA se non lo conosci e non ci hai parlato?”
pizza: “è che io ho parlato con la ditta! tizio sarà li per l’attività ed è tutto quello che so.”
io: “ma se io sono a roma ed il tizio è a nola, come facciamo a coordinarci nell’agire?”
pizza: “ah, adesso chiamo e gli chiedo il nome.”
io: “ed il telefono!”
pizza: “aspetta eh…”
torno verso il mio posto e trovo maurizio che raccoglie pazientemente tutte le mie cose da terra.
gli dico: “guarda che non dovevi disturbarti a raccogliere! la cazzata l’ho fatta io, raccolgo io.”
maurizio: “no, è che pensavo avessi lanciato il mio portafogli!” – voglio bene a maurizio!
torna Pizza.
mi da il numero.
io: “Pizza, ma tu di che ti occupi li a napoli?”
pizza: “pianificazione delle attività.”
io: “ah, bene.” (improvvisamente capisco tutto)
attacco e chiamo tizioA.
io: “ciao, sono urkuat, re della torre di inviolatella. ti chiamo per l’attività di domani sera.”
gli spiego tutto e poi gli chiedo se ha una email aziendale per informarlo sui dettagli tecnici e sulla documentazione dell’ultimo minuto.
tizioA: “non ho una email aziendale.”
io: “ok, ma una personale? così in caso di urgenza so dove mandarti la roba!”
tizioA: “si, te la do.”
cambio l’indirizzo per impedirvi di contattarlo in una botta da matto, ma vi assicuro che sto usando le stesse combinazioni di concetti che lui ha incorporato nel suo indirizzo email vero.
io: “dimmi che segno.”
tizioA: “napolisulmare@gmail.com”
ditemi voi, come mai sono stato condannato?
perché? posso mandare una email di coordinamento con toni formali ed un indirizzo del genere in elenco?
posso?
dai che non posso.
giorno 7, giorno x
chiamo il capo di Pizza, sono le 11:30 precise.
capo di pizza: “ah, volevi sapere notizie?” (ha usato proprio “sapere”, in questa forma)
io: “si, vorrei sapere se avete avuto notizie da tizioA.”
capo di pizza: “allora faccio una telefonata e mi informo?”
io: “fai tu.”
capo di pizza: indovina… “tra dieci minuti ti richiamo…”
alle 1330 chiama il capo di Pizza e mi chiede se possiamo rimandare l’attività così da poter usare una clausola del contratto che gli consenta a costo zero di far venire il tecnico di notte: dato che la clausola può essere usata solo con 48 ore di anticipo, mi chiede di rimandare. rendiamoci conto di quale vigliaccata mi ha proposto!
gli dedico l’attenzione e l’importanza che sono solito riservare al rito dell’eucarestia: “no, ci sono molte persone coinvolte – me compreso – che non devono subire gli effetti dei vostri problemi organizzativi. avete avuto 7 giorni per organizzarvi. in 4 anni che mi occupo di attività per questa piattaforma è la prima volta che mi capita una cosa simile.”
alle 15 mi chiama pizza: “hai sentito tizioA?”
io: “no, ho passato la palla al mio capo.” – notare la citazione strategica – “il tuo capo doveva richiamarmi e non si è fatto sentire: ho avviato l’escalation.”
pizza: “ah, allora chiamo il mio capo. ma lui lo sa?”
io: “non lo so, non è significativo dato che prima o poi sicuramente lo scoprirà, visto che è coinvolto.”
tra le 15 e le 17 i responsabili delle due linee aziendali si contattano per discutere della possibilità di inviare il tecnico sul posto. alle 17 arriva conferma dal mio responsabile della disponibilità del tecnico sul posto che chiameremo McGyver.
alle 21 contatto McGyver e gli spiego come ci siamo organizzati per la call conference. alle 23 iniziamo la cc.: da roma ci siamo io, s. e f. mentre a napoli abbiamo McGyver, Totò e Peppino. vi faccio notare come abbia volutamente scelto di usare le maiuscole solo per i nomi dei personaggi.
la prima sorpresa è il fatto che gli apparati non sono affatto stati collaudati, cosa che mi costringerà a far rapire e seviziare Pizza.
mancano addirittura i fusibili sui pannelli elettrici, quindi figuriamoci se hanno mai dato corrente alle macchine!
Totò e Peppino prendono in mano il progetto ed iniziano a parlare, più che in gergo tecnico, in dialetto strettissimo sul come procedere. trattenendo le risa ascolto frasi senza senso che si susseguono per più di un’ora e mezza, mentre continuo pazientemente a spiegare loro (da roma) dove questo o quel cavo deve essere collegato (pur senza essere in possesso del progetto completo che invece loro hanno). tra di loro si pongono domande plausibili solo nel meraviglioso mondo tecnico di mia madre, in un bailamme di battute, tira e molla, riflessioni ed azioni proprie di uno spettacolo improvvisato alla “ale e franz”.
alle 0025 Totò e Peppino hanno connesso un solo cavo e gli si spegne il cellulare, causa batteria scarica. mi richiama McGyver, il mio collega: tanto ho insistito nel pomeriggio perché fosse presente la sera. da quel momento prende lui in mano la situazione, guida Totò e Peppino, si connette agli apparati che non vogliono saperne di partire, fornisce suggerimenti per le soluzioni. intelligente, preparatissimo, veloce e sveglio: cosa altro chiedere? in due ore tutto è perfetto ed inizio a scrivere email di chiusura ed eseguire verifiche sul traffico che termino alle 5 del mattino.
non ho mai percepito più distintamente l’entropia organizzativa come in questa occasione. sono tutt’ora sconcertato e per coloro i quali di me hanno una conoscenza più profonda, direi che mi sono fin troppo trattenuto nell’esprimere considerazioni personali riguardo i modi ed i tempi di queste persone.
venitemi a parlare di napoli, venite…
in compenso le persone possono sempre sorprendere! don babbeo direbbe “c’è sempri una mouralee!”. questa mattina ho richiamato McGyver, l’ho ringraziato e mi sono complimentato con lui per il modo in cui ha gestito il palco del gran teatro di Totò e Peppino. anche lui chiaramente rideva.
spero vogliate apprezzare quantomeno la mia obiettività.
f
ps – quella che avete letto è la cronistoria degli eventi trascritta telefoncata dopo telefonata. le frasi virgolettate sono da considerarsi come trascritte.











stavolta ho smetto di leggere qui: “pizza: “ah, adesso chiamo e gli chiedo il nome.”
mi spiace, non ce la faccio…forse finisco dopo.
Non ti dico più nemmeno che capitano tutte a te…
ok, sono arrivato fino a qui : io: “Pizza, ma tu di che ti occupi li a napoli?”
pizza: “pianificazione delle attività.”
Piano piano arriverò alla fine…
[cit.]ho avviato l’escalation
AHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHHAHAHH
AHHAHAHAHAHHAHAHHAHAHAHAHAHHA
Ti voglio bene.
Finito. Rido, poi rifletto. Non sono nemmeno troppo stupito.
Cose simili accadono, sono accadute, e accadranno (purtroppo) anche a me (nel mio piccolo).
Ti ricordo che ai bei tempi di “hmm?!” io sono stato mandado in missione al sud per installare dei pc laddove, in alcuni posti, non c’era null’altro che le mura, neanche l’energia elettrica.
E anche ora…sai che anche a “quest’altezza” me ne succedono di tutti i colori!!!
Che dire? Sipario!!! Vai bracardi…!!!!
Un abbraccio solidale (equo)!
@harlock: Son felicissimo che ti sia piaciuto. E’ una storia vissuta.
Post spettacolare.
E’ meglio dell’aspirina.
Adesso mi sento veramente molto meglio….
Grazie Franga!
Ma non avevi detto che non saresti stato più coinvolto in attività che comprendevano la regione Campania?
Fatti sentire, fai in modo che accada l’agognato distacco, tutto ciò non ti fa per niente bene. Il tuo tono così compassato mi fa venire in mente la puntata dei Simpson in cui ad Homer, stressato per non aver sfogato la propria rabbia, spuntano dei bubboni sul collo, facendo così: “Plop”.
Che il clero non t’assista