Avevo fatto una promessa per il prossimo futuro ed intendo mantenerla, dato che ora siamo nel prossimo futuro:
[... 8 gennaio 2010 ...] Parlerò di Viaggi, prenotazioni a cazzo di cane, Boris, esami del sangue, ciclabili infangate, furti, parole contrastanti, verità e del nuovo grande concorso per l’elezione del Termine dell’Anno.
Iniziamo quindi a far mente locale sul come raccogliere le idee. Avevo lasciato i miei ascoltatori su un punto fermo rappresentato dai miei auguri per il nuovo anno. Ero stato molto chiaro circa i miei propositi: il calore non sarebbe dovuto sfumare per mia scelta, per una mia decisione concreta.
Purtroppo vivo incastrato nella convinzione che i doni vadano necessariamente raccolti dalle mani di chi li offre senza volere sostanzialmente nulla in cambio e questo mi porta lontano dalla dimensione di coloro i quali pensano che si possa anche scegliere di fare diversamente. Intanto, nell’attesa di comprendere moti eversivi che caratterizzano i miei rapporti col prossimo in questo periodo, il calore resta esattamente quello di sempre: non c’è mutamento in una dimensione fatta di cieli di cartone e stazioni di treni create solo per ospitare una panchina.
Non so se tale intendimento sia stato compreso a fondo dall’essere biologico direttamente interessato, ma i Bluvertigo mi aiutano come sempre a non trovarmi solo nella oscura alcova di emozioni, idee, pensiero, sogni e presentimenti nella quale passo la mia esistenza esattamente dal giorno in cui sono riuscito a capire che uno sportello è fatto per essere chiuso dopo esser stato aperto… ma anche no.
la comprensioneè un’utopiacome l’anarchiaed è per questo che va ricercata
Per raccogliere le idee uso memoria, pensiero ed un Nokia 5800 con 8gb di sd in bundle, pronta ad accogliere foto scattate a cazzo (o scazzate a gatto) in qualunque luogo finisca col vedermi protagonista della mia stessa presenza.
Prego la regia di mandare le immagini…

C’è sempre un binario da cui partire, un oggetto da gettare, sempre è presente una mappa da ignorare o un dio da rinnegare; c’è un pensiero da trascrivere ed una dimensione in cui fluttuare osservando un sogno. Viviamo nella ricerca di chi possa condividere con noi un pezzo di quella visione, qualcuno che possa trarne spunti per la propria esistenza, esseri biologici pensanti dotati di memoria che anche di passaggio possano giudicare i solchi tracciati dal nostro cammino come degni di nota, utili ad un qualche imperscrutabile scopo. Osservare un sogno talvolta consegue al viverne i propositi nella realtà e questo è il mio caso.
Come ho letto o sentito qualche giorno fa, la Chiesa svolge un ruolo fondamentale nella nostra società: insegna ai bimbi l’arte del mentire, li induce a credere di riuscire a Osservare e Vivere quel sogno, pur esistendo solo come stupide comparse di una sceneggiatura. Chiaro che poi globalmente noi si finisca con il disamorarci della verità fino a trovarla quantomeno superflua. Vivere una sceneggiatura o Osservarne i profili è sicuramente più semplice del dover gestire il peso della verità, vi pare? Vero Neo? Ma non c’entra niente…
C’è stato un corso che è durato settimane, mi ha impegnato parecchio ed in parallelo – mentre una zanzara mi osservava dalla finestra del centro formazione – ero impegnato nel tentativo di comprendere cosa accadesse in me e nei sogni di cui parlo più in alto. Momenti curiosi in cui ho notato quanto relativa possa diventare l’importanza di un’attività lavorativa rispetto a questioni che invece hanno a che fare con noi stessi ed il modo in cui viviamo il nostro tempo. Ma la zanzara questo lo sapeva benissimo e non mollava, vedendomi distratto: “Uno spiraglio attraverso quel vetro ci dovrà pur essere!”, pensava l’orrido insetto. Ed osservando un insetto, smanettando IOS, è passato anche il corso.
Tramonti – bei tramonti – hanno fatto da contorno a quel periodo di pensieri e riflessioni dei quali e delle quali a molti di voi fregherà meno che un cazzo. Ma questo è il mio spazio e sicuramente, alla fine della lettura, avrete trovato qualcosa di interessante su cui riflettere (ammesso che riesca a terminare la redazione del delirio). Roma è una bella città: incastonata in un paese di merda, pregna di risorse, in vita sulla base di discutibili compromessi ma decisamente una bella città. Girare in bicicletta offre parecchi spunti per lo svago e sicuramente riduce lo stress.
Nel frattempo – in quel periodo di corsi che è andato da Novembre a Dicembre – ho seguito anche un paio di attività di lavoro a Firenze ma a Termini non si va solo per partire, corretto? Guardando i binari, sono mesi che mi capita di pensare a chi è lontano, a chi vuol partire ed al fatto che io non ho obiettivamente motivo di farlo. Sto bene a Roma e sto bene a lavoro e sento di potermene andare in qualsiasi momento, verso ogni destinazione possa essere a me gradita. Ho scoperto di non avere una casa, di avere serie difficoltà a sentirmi a casa ed ho trovato inquietante il fatto che nella ricerca di tali punti di riferimento io non stia assolutamente cercando un luogo.
Per alcuni minuti, in un punto preciso dell’universo, mi sono sentito a casa come non mi succedeva da anni, accanto ad una persona e Fine, nel senso che ho visto me stesso dall’alto ed ho capito di esserci ancora.
Comunque la si voglia mettere, non vivendo la necessità di scappare e sicuro di poterlo fare all’occorrenza, alla fine con quali occhi potrei essere in grado di guardare i binari, amici miei? Cosa è un binario? Non saprei, ma a Termini davanti a questi di binari – sigaro in bocca, in attesa del mio treno, con la febbre addosso ed in procinto di svenire di li a pochi minuti – il mio pensiero è stato “Ovunque andassi potrei vedere cose nuove, finendo col notare che poggiano sulle fondamenta della realtà che già conosco: meglio sfasciare la routine dove mi trovo ed andare ogni tanto a vedere come la sfasciano altrove!”. Piazza del Popolo è sempre al centro del mio mondo da questa estate: è un luogo nel quale posso percepite zaffate di bellezza senza esser disturbato, pur essendo immerso nella calca del turismo romano. Vedrò un giorno passare davanti a me in quel luogo il corpo dei miei nemici, attraverso le levate di fumo del mio Toscanello?
Mi sono ritrovato a riflettere sul fatto che “dove mi metti sto” e guardandomi intorno devo cercare di farmene una ragione: è decisamente cosa da pochi! Purtroppo riesco a stare ovunque proprio perché non ho un posto da poter chiamare casa, una tana nella quale conservare le mie cose (e c’è in questo un ché di metaforico che spero riusciate a cogliere nella sua imponenza) sapendo di averle lasciate al sicuro. Un esempio? IO, me stesso.
Ma sticazzi, andiamo avanti…
Perché dunque? Non sono l’unico a chiedersi il perché delle cose e della vita evidentemente: c’è chi dei suoi dubbi ricopre i muri della Capitale e ne ha ben donde, mi vien da pensare. Sono alcuni mesi che faccio uso costante di caffeina. Ho imparato ad amare tale sostanza ed il piacere che l’assumerne nella sua forma più classica mi arreca è per me motivo di gioia ormai in circa 8 momenti della giornata al minimo, in quantità variabili ma decisamente superiori alla media. Non sto male, non ho tremori, dormo esattamente come prima e sto benone come testimoniano anche le analisi che una equipe di medici dovrà prendere in esame dopo che il cuore mi sarà esploso.
Certo il mio cuore non esploderà per un pochino di additivi derivati dal caffè e non saranno la sofferenza, le risate, la fatica, gli altrui dubbi, il freddo o il caldo, la mancanza di sonno, luoghi o persone da identificare come “casa”… nulla di ciò potrà farmi esplodere il cuore. Ma dopo mesi che si sogna una rosa, l’unica Rosa che in mezzo a mille illumina un Regno e che dall’alto della torre irradia dai suoi pistilli i raggi di mille soli, i soli di mille universi diversi, come si può restare indifferenti il 26 Dicembre quando all’ingresso della Chiesa di San Valentino si scorge un segno di questo tipo?
La vedete? Mi ha preso un colpo: sudavo freddo. Dicono di me “Si fa prendere troppo dalle emozioni!” e non si rendono conto di essere sulla mia stessa barca, di vivere gli stessi dilemmi e le stesse preoccupazioni. Tutti troviamo demotivante l’idea di lasciare la vecchia strada per una nuova e non per il timore di non sapere cosa troveremo, ma per una mera questione di tempo.
Dato che non ci troviamo ad essere immortali, dato che la nostra discendenza non fa capo a quella dei McCloud, penso che tutto dipenda dal timore di non avere abbastanza tempo a disposizione per testare tutte le strade… quanto tempo perso a cercare una destinazione senza curarsi della qualità del viaggio!
Ed anche qui la Chiesa ci insegna a mentire, in questo caso a noi stessi, nel suo spasmodico tentativo di convincerci dell’esistenza di qualcosa che andrebbe al di la della nostra forma terrena e che non avrebbe a che fare con la memoria dei posteri, col tempo! Cerchiamo un attimo di onorare un Dio – se mai dovesse esserci veramente – usando l’intelletto come strumento per rinnegarlo!

Anche alla COOP i clienti si sono accorti di questo annoso problema del tempo e del Salvatempo, intelligente risorsa per le genti, hanno scritto un poema di tre parole: “I mortacci vostra”.
Scherzi a parte, prescindendo i diabolici marchingegni linguistici che sono solito mettere in piedi per schernire me stesso, quando ho visto la rosa ho pensato “Cazzo, se non è uno scherzo di Dan Brown ci deve essere qualcosa dietro!”. Invece no, non c’è niente a tutt’oggi! Semplicemente ho letto l’immensa saga della Torre Nera di Stephen King: c’è una Rosa radiosa come quella della dannata Torre che – esattamente come la rosa di King – continua a chiedersi il perché la si continui a guardare come avesse un che di speciale. Rosa, vorrei donarti uno specchio che rifletta il mio punto di vista e farmi da parte.
Mia nipote Giulia dorme: è la sera di Natale, ha avuto i suoi regali, il suo momento speciale ed è bellissima come sempre. Anche io ho avuto un bel regalo ed incredibilmente – se detto da me – tale dono è stato il trovarmi con le persone che amo per le feste, in tranquillità e senza essere stato minimamente obbligato a farlo. Giulia non ha visto la Rosa e non potrebbe mai contestualizzarla nei termini da me adottati, ma potrebbe pensare si tratti di un bel fiore, un fiore importante. E’ Natale e il matrimonio di Marco presso la Chiesa di San Valentino a Terni si colloca avanti nel futuro di quasi 72 ore, quindi lasciamola dormire.
Passiamo a Gennaio, saltando a pie’ pari un magnifico capodanno con gli amici e trasferiamoci a Lignano Sabbiadoro a casa di Mauri. Del Capodanno parlerò più avanti. Siamo li con Roberta a passare due giornate e spicci in giro con Mauri: il primo giorno verso Udine ed il secondo verso Trieste. Ragazzi, bei posti davvero.
La cosa che più mi ha colpito è stata l’assoluta cortesia delle persone, anche gli sconosciuti. Come è possibile che nessuno dia l’idea di vedere la presenza di un estraneo come una minaccia? Sorrisi, condivisione… anche banalmente la guida in strada aveva un che di benevolo, di cortese. E allora sapete che c’è? Roma, vaffanculo: te lo dico sin da subito, prima che tu possa avere tempo di ferirmi con uno dei tuoi immotivati atteggiamenti arroganti e discriminatori.
Nota a margine su Roberta: è una compagna di viaggio fenomenale, una figura sospesa tra il quando ed il dove, in ogni momento. Credo – a meno di sorprese – che sia un’altra delle pochissime persone che ho conosciuto che “dove le metti sta”, adattandosi in modo naturale (estraneandosi all’occorrenza) al momento che sta vivendo, senza perdersi una virgola di ciò che le accade intorno, anche nel sonno. Roberta viaggia in gruppo ma in modo indipendente da ciò che le gira intorno, una capacità veramente di pochi! Grazie Roberta per le magnifiche giornate: sono stato magnificamente.













Note a margine…
- Alla stazione di Modena una voce annuncia con fare serafico “Avvisiamo i signori viaggiatori che il treno in partenza dal binario quattro non fa servizio viaggiatori”. Mi sembra sia tra le cose più belle che io abbia sentito in vita mia.
- Il padre di Mauri racconta di come gli sia capitato di squarciare la fiancata della sua macchina contro un guardrail e di come abbia pensato di usare dello scotch da pacchi per coprire lo squarcio e proseguire nella notte attraverso la neve e fino alla frontiera. Chiude il discorso dicendo “Fortunatamente avevo la macchina del colore dello scotch!.”.
Mauri, con calma parliamone perché qui c’è il genio, lo capisci?
- Messaggio per Mauri: il film di Ghezzi mi è piaciuto e mi è rimasto impresso.