Viaggio senza vento

Non riuscivo a pensare, già da prima che andasse via, che ci fosse qualcosa di meno corretto, qualcosa di meno vitale del fatto che se ne andasse e che lo facesse di corsa. Ne aveva bisogno, lo voleva e le si leggeva nello sguardo: non riesco a pensare che sarebbe in qualche modo meglio se fosse ancora in Italia. Cosa intendo quando parlo di “Verità”? Questo: contrapposizione tra ragione ed emozioni, nella sua risultanza è Verità.

In qualche modo, la Verità non sta nel mezzo nella mia visione ma è il Mezzo: sia in senso di Punto mediano che di Strumento.

Tra le persone che leggono questo post c’è chi la conosce da tempo e sa molto di più su di Roberta di quanto io abbia avuto modo di apprendere in questi pochi mesi. Queste persone sanno che cazzo di personaggio magnifico sia ed io non potrei aggiungere proprio nulla al riguardo.

E’ appurato quindi come Roby abbia lasciato qui a Roma ciò che non scriverò, ciò che i suoi amici sanno già.

Ed inoltre?

Mi ha lasciato una casa. Sto bene: ho il mio spazio, il silenzio assoluto di notte ed un cortile. Sapete a Roma quanto possa voler dire la combinazione di questi fattori? Al momento sto li ad abitare e sono tranquillo.

Mi ha lasciato armadi pieni di vestiti da riporre. Oggi ho aperto un’anta e c’era il mondo dentro, un mondo ENHOOOOORME.

Mi ha lasciato – al momento – le lenzuola, altrimenti Lunedì col cazzo che avrei avuto la forza di mettermi a letto dopo aver trasportato Il Mondo da casa di mia madre e del Poro.

Mi ha lasciato una coinquilina. Ogni tanto accende l’incenso: per ora direi che è ottimo!

Mi ha lasciato delle buste di scarpe: quella stanza produce scarpe, di merda, da donna che costano milioni a l’uomooooooooooooooo (cit. Elio). Come può un essere umano accettare intorno ai propri piedi un numero di calzature di così svariata foggia e fattura?
Ma sopratutto, dove le metto?

Mi ha lasciato della cioccolata sulla scrivania, fondente e moooooolto particolare.

Mi ha lasciato libri, foglietti, borse e bustine, biglietti e scatoloni da riempire, una torcetta, cartine da poterci tappezzare l’olimpico e per qualche tempo mi ha lasciato questo gatto geniale.

Ciò che non è riuscita a lasciarmi è stato il vuoto: sembra che stia qui. Già di mio riesco a comporre astrazioni che fanno si che coloro i quali (e le quali) ho piacere di avere al mio fianco ci restino anche se lontani (ammesso che lo vogliano), ma nel suo caso la presenza è tangibile.

Chissà se le persone alle quali dedico questo peculiare trattamento se ne accorgono, chissà se c’è una sorta di empatia che mi lega a doppio senso con queste anime?!?!

Non saprei. Fatto sta che Martedì stavo andando in ufficio e dal lettore mp3, mal taggato e quindi semi-nascosto, è uscito fuori un vecchio album dei Timoria. Vecchio si, ma si parla di un album che ha fatto storia nell’ambito della musica rock italiana, un album chiamato Viaggio senza vento.

Se dovessi scegliere un brano da dedicare a Roby fallirei: c’è un intero viaggio senza vento che la aspetta ed un brano non lo rappresenterebbe adeguatamente. Le dedico quindi solo un piccolo verso de Il mercante dei sogni (che non credo di aver ancora finito di apprezzare del tutto, temo):

Per volare dove vorrai
per sognare nuove realtà
per scordare chi vive per
dimostrare ma che cosa chissà

Roby, se dovesse capitarmi di trovare quell’oggettino per il teletrasporto istantaneo nel negozio di Cose preziose, pur sapendo quale patto con il diavolo non mancheresti di accettare, sta pur certa che ti condannerei spedendotelo.

Ciao, buon viaggio: il vento lo fai tu.

F

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