Mi vergogno di essere italiano

Succedono tante cose, spesso tristi, ma c’è un limite alla sopportazione. Non è bastato abbandonare la tv, anzi… senza tv ed usando internet la verità fa un’altra strada ed arriva diretta al cuore.

Quello che oggi mi ha fatto infine capire che provo vergogna nell’essere italiano sono stati il video della sparatoria occorsa a Napoli nel mese di Maggio e la lettera scritta dal Premio Nobel José Saramago al nostro Presidente del Consiglio dei Ministri.

Posso accettare insulti, calci in culo e dittature ma non la bestialità. Coloro che in queste poche immagini hanno finito col rappresentare gli abitanti di Napoli, hanno dimostrato di non meritare niente: perdono, aiuti, finanziamenti, tempo o dibattiti. L’indifferenza con la quale le TANTE persone presenti hanno trattato il povero uomo che è morto davanti ai loro occhi, colpito da un proiettile vagante, vittima innocente dello schifo che colma ogni buco di quella città ormai da decenni, mi ha fatto capire la vergogna che provo.

Vedete, l’uomo può essere cattivo, vigliacco, indifferente o comunque malfidato, ma quelle che ho visto scappare da quei tornelli della metro erano bestie e niente più. Alcuni animali – come molti di voi ben sanno – hanno dimostrato di poter avere molta più compassione di quelle masse di carni informi.

Ora chiaramente qualcuno potrebbe venirmi a dire che esagero e che le persone a Napoli non sono così, le persone a Napoli sono diverse. Mi potreste venire a raccontare che Napoli è una città che nella storia ha attraversato molti brutti momenti e che la storia e la cultura di quei luoghi dovrebbero valere ben più di una baggianata come questa.

Vi rispondo subito: no. Siamo nel 2009 e tutti hanno pari libertà di evolversi. Quello che succede a Napoli giorno dopo giorno è una involuzione della razza umana, l’espressione di una disgustosa perseveranza nel voler abbracciare il lato oscuro. E si, certo che conosco persone di Napoli migliori di quelle che ho visto sotto la metro, ma vivono tutte altrove. Sono andate via con le loro famiglie e vivono una vita di valori… altrove. Si, tu, tu, anche tu e tu: vi voglio bene perché riconosco in voi i miei valori, ma non difendete i turpi prodotti della vostra città, così come io non difendo lo schifo che vedo in questo CESSO di Capitale. E si, conosco anche brave persone che vivono a Napoli, ma portatele fuori e mai vi faranno ritorno!

L’abominio non sono i napoletani ma NAPOLI e non mi stancherò mai di dirlo. Ci vorranno anni prima che possa dimenticare le immagini di questo video. Ci vorranno giorni prima che riesca a smettere di inveire contro Napoli. Ma mi giunge in aiuto il premio Nobel José Saramago.

José de Sousa Saramago (Azinhaga, 16 novembre 1922) è uno scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998.

Di questo autore portoghese ho letto un solo libro chiamato Il Vangelo secondo Gesù Cristo, un libro che mi ha riempito di emozioni, sapori, linguaggi e di una spiritualità che mai un’opera letteraria era riuscita a suscitare in me prima d’allora. Il libro ripercorre la vita di Gesù vista nell’ottica reale di quei tempi e leggere l’opera è un po come camminare vicino a quel pover’uomo di Gesù Cristo, un ragazzo al quale è stato affidato un fardello ben pesante che porterà egli stesso ed il suo ricordo molto ma molto lontano. Vi ricorda niente? Vi assicuro, pura poesia.

Questo autore, che pur essendo in vita è già storia dei nostri tempi, si è rivolto al nostro onorevolissimo Presidente del Consiglio per spiegargli cosa pensa di lui, forse nella speranza che qualcuno finalmente apra gli occhi. In questi giorni un suo libro è stato CENSURATO (l’uscita rimandata fino a Dicembre) dal gruppo Mondadori (di proprietà non di Topo Gigio ma di Silvio Berlusconi) e lo scrittore ha deciso di mettere nero su bianco il proprio pensiero piuttosto che aspettare che una TV italiana lo intervisti.

Di seguito la trascrizione delle sue parole:

(traduzione di italiadallestero.info)

[El País]

Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.

I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.

Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato. Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.

La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità. Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.

Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?

[Articolo originale "La cosa Berlusconi" di JOSÉ SARAMAGO] [link originale]

Come chi bene mi conosce sa, io non credo che la colpa dello schifo che stiamo vivendo sia di Berlusconi, ma che Silvio sia la diretta conseguenza della nostra natura (nostra, degli italiani) egoista, saccente, orgogliosa e primitiva che può portare il nostro pensiero alle più alte vette o schiaffarci – in cambio di un guadagno immediato – giù in luoghi dove dello zolfo si odora l’olezzo. Non è forse vero che i grandi che hanno costruito le fondamenta culturali del nostro paese sono stati sempre più oppressi che oppressori?

Al momento questo evento mi ha colpito e molto e non ci posso fare niente. Io mi vergogno di essere continuamente additato dalla stampa estera in quanto italiano alla stregua di personaggi come il Presidente o le bestie della metro di Napoli. Anche per mutare questo stato di cose io non posso fare nulla.

Quindi prendo le parole di Saramago e le giro alle persone che a Napoli (vergognatevi bestie) hanno lasciato quel povero ragazzo romeno, suonatore ambulante di fisarmonica, a morire nella pozza del suo sangue accanto alla moglie disperata. Ciò che non vi farà il Vesuvio in vita, se c’è giustizia e se Youtube arriva lontano, ve lo sta riservando un bell’ometto giù da qualche parte, nel girone dei Babbà.

Frangà

PS – Dato il mio stato d’animo, di questi tempi non intendo rispondere educatamente a chi è contrario al mio pensiero. Ogni commento a me od al mio pensiero avverso verrà barbaramente stampato, cancellato dal database e quindi simbolicamente bruciato in bagno. Questo è il mio spazio: lo pago, lo amministro.

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5 Commenti

  • Da Psiconano a dittatore mediatico ne ho sentiti tanti di nomignoli, azzeccatissimi, dati a Berlusconi. Ma mai una parola è stata così chiara, quasi un affisso, tale da definirlo in tutta la sua natura.
    Delinquente.
    Che qualcuno ricordi nel tempo quest’articolo. Benedetto sia tu e il tuo Gesù Cristo, Saramago!

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  • Ecco. Quello che notavo sono i due titoli nella tua hompage. “Mi vergogno di essere Italiano” e “Fiero di Essere Umano”, accostati, in sequenza, mi hanno scaturito una serie di riflessioni.
    Quello che credo dovremmo fare è ricordarci che per nascita siamo umani, per nascita geografica siamo italiani, per praticità di gestione condividiamo politica, strutture di vario genere e bla bla.
    Il senso critico, aimè, può essere più o meno sviluppato, in concomitanza con la possibilità di svilupparlo, e la possibilità c’è, inutile parlare della stampa assopita quando esiste internet, esistono fior fiori di libri, sterminate possibilità di confronto, esiste la strada, esiste parlare con le persone ed ascoltarle. Non è difficile, non ci vuole una particolare sensibilità e chi vuol vivere nell’ignorana lo fa con un preciso intento di pigrizia intellettuale. A me inizia a non far più pena la gente rimbambita dai grandi fratelli e dalle varie isole dei famosi.
    L’alternativa esiste, non siamo noi ad essere speciali, non siamo noi ad avere qualche capacità innata che ci fà guardare oltre il nostro naso, a vivere ed agire pensando che se usi la macchina inquini, che se voti un pedofilo (a casa mia, e credo anche nei tribunali, andare con minorenni si chiama pedofilia) mafioso (chi ospita uno stalliere mafioso in casa sua, è quantomeno uno che favorisce e simpatizza con la mafia) egoista (chi fa leggi tagliate su se stesso pensa a se stesso, quindi è egoista) non fai il bene della collettività ameno che questa non sia costituita da pedofili mafiosi egoisti, che gli esseri umani sono prima di tutto esseri umani e non c’è differenza tra me e un rumeno, un’omosessuale, un disabile o chicchesia.
    A me inizia a star stretta la democrazia, inizio a vederla come una splendida utopia, applicabile se solo tutti gli uomini avessero pari capacità critica.
    Dal canto mio so che le regole del gioco sono queste, l’unica cosa che posso fare è mettere bene le mie crocette sui foglietti colorati ogni qualvolta mi venga data la possibilità e mantenere vivo il mio desiderio d’un mondo migliore.

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  • sai, volevo dire anche io la mia su questo articolo, ma non riesco a mettere in fila i pensieri.

    L’unica cosa che mi viene in mente è che se mai (e spero che mai accadrà) dovessi trovarmi di fronte ad una situazione come quella di un uomo ferito da arma da fuoco (di cui magari ho sentito gli spari) che si accascia nel mio campo visivo, probabilmente sarei paralizzato dalla paura e/o tenterei solamente di mettere in salvo la mia persona ed eventualmente quella di chi è con me in quel momento.

    Questo credo prescinda dal luogo in cui io mi possa trovare.

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  • @SiL: l’accostamento dei due titoli era assolutamente volontario.

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  • @Franganghi: sei un comunicatore eccelso, allora!

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