Avevo una bella abitudine su capokkia.it ai tempi in cui ancora risiedeva su piattaforma joomla: c’erano altri autori che potevano pubblicare i loro pensieri. Si trattava di gente della quale tutt’ora mi fido e che di fatto sono felice possa finire col parlare, se non a mio nome, a nome del mio alterego Franganghi. Oggi Giulio – che un blog non ce l’ha – mi ha chiesto se mi sarebbe interessato pubblicare un suo post.
Praticamente Giulio ha scritto un post che indirettamente chiarisce i motivi per i quali dovrei tornare a consentire alle persone delle quali mi fido di pubblicare bei post sul mio spazio. Le persone che reputo degne di tale privilegio (perchè in questi termini io lo concepisco) sono poche e sanno di essere benvenute.
Di seguito le parole di Giulio.
Buona lettura.
Franga
Ogni tanto possono succedere alcune cose che ci fanno capire, nel loro piccolo, alcuni aspetti. Quello che sto per scrivere non è perbenismo vuoto, non voglio fare la paternale a nessuno e tantomeno non voglio instillare chissà quale istinto nel lettore. Ho fatto un incontro ed è accaduto qualcosa, in qualche modo sono stato colpito da quello che è accaduto perché lo ho considerato molto bello e le cose belle, quando si condividono, diventano pian piano sempre più belle. Forse qualcuno di voi farà un sorriso e tanto mi basta.
Domenica sera (ieri) ero bellamente ad aspettare un vecchio, anzi vecchissimo amico, tornato dall’Australia. Ci eravamo dati appuntamento al Celio, dove c’è un bel parco. Io ho il brutto vizio di arrivare quasi sempre in anticipo. Approfitto del tempo in cui devo aspettare per pensare, guardare ed osservare l’ambiente circostante per gustarmi un po’ quello che fa la gente e soprattutto per farmi due passi. Al Celio, davanti l’ospedale militare, c’è un bel parco, molto piacevole la sera e ieri sembrava di essere ad inizio estate quindi c’era parecchia gente che portava a spasso cani, chi si faceva quattro chiacchiere e qualche bella coppietta che si coccolava. L’aria profumava, stranamente viste le abitudini medie dei padroni di cani, di erbetta giovane. Insomma era assolutamente piacevole. Me ne sto tranquillo per fatti miei ad aspettare su un angolino della strada così da poter guardare, di tanto in tanto, anche il Colosseo. Mi accendo una sigaretta e dopo poco ho la classica sensazione di essere osservato, mi giro verso il parco e vedo un tizio che mi guarda da una panchina. Stava ad una ventina di metri ed aveva occupato un paio di panchine fra cane ed uno zaino enorme stracarico di roba. Sembrava uno di quei tizi che vive per strada, non un barbone badate bene, diciamo più un vagabondo, uno di quelli che girano sempre e se la cavano come possono. Sta lì alla panchina e mi guarda. Dopo io penso:
“Ammazza che palle, vuoi vedere che viene qui a battermi una sigaretta?”
Neanche finisco di pensarlo e si alza, dirigendosi a passi lenti e prendendo una traiettoria curva, come se non volesse piombare direttamente lì e chiederla. Arriva a qualche metro ed io nel frattempo gli avevo dato le spalle e camminavo a passi molto, molto lenti. Giunge il momento fatale in cui questo tizio prende parola
“Scusa per il disturbo, mi potresti offrire una sigaretta?” con un accento dell’est europeo però la pronuncia è buona.
Stava per aggiungere qualcos’altro ma io senza neanche girarmi ed interrompendolo, sollevo la mano destra con la sigaretta fra indice e pollice e gli dico
“No è l’ultima” con un tono tanto secco, scocciato e maleducato che mi sono sorpreso di me stesso.
Poi mi giro e vedo questo tizio che per un attimo esita, poi guardando per terra se ne va a rimettersi, sempre a passi lenti, sulla sua panchina. Essì la panchina è sua, per quella sera almeno lo è. Però c’è qualcosa che non va, mentre lo guardo un pochino mi dispiace e comincio inevitabilmente a sentirmi un pochino in colpa. Comincio a camminare avanti e indietro per il marciapiede tentennando e passano cinque minutini buoni durante i quali cresce un pochino di dispiacere, non tanto per non avergli dato la sigaretta quanto per il modo con cui avevo espresso il mio rifiuto, alla fine il tizio si era avvicinato in maniera assolutamente impeccabile (ogni fumatore sa che esiste la cerchia degli scroccatori di professione e quelli sì che sono fastidiosi).
Alla fine decido e vado verso di lui, mi fermo davanti alla panchina e davanti a questo tizio, il cane che porta con se scodinzola tranquillo mentre mi guarda. Mi piego sulle ginocchia, tiro fuori dalla tasca laterale dei pantaloni il pacchetto nuovo appena aperto e tiro fuori una sigaretta, gliela offro e lui sorride.
Prendo l’accendino e gli offro anche da accendere e lui dice “Grazie”. Non è stato un grazie normale, sapete quando una persona ringrazia con ogni singola parte del corpo che possa dare valore alla parola? Ecco! E’ avvenuto proprio questo. Oltre a pronunciare la parola ha strizzato gli occhi dalla contentezza, ha sorriso, ha fatto un lieve cenno col capo verso il basso, ha congiunto le mani verso di me. Insomma, cazzo, io ho raramente visto ringraziare in questo modo, considerando che stiamo in Italia e corri il rischio di essere mandato a quel paese se fai notare educatamente qualcosa a qualcuno. Colpito dal gesto ho tirato fuori dal pacchetto un’altra sigaretta, gliel’ho data dicendogli:
“Tieni, questa è per scusarmi di averti detto una cazzata. Ciao e buona fortuna.”
Mi sono alzato, gli ho sorriso e l’ho salutato con un cenno della mano. Fatti 4 passi di numero sento alle mie spalle:
“Grazie ancora davvero e scusa per prima, non volevo disturbarti.”
Ho risposto con un cenno della mano ma non mi sono fermato, non ci sono riuscito.
Me ne sono andato ad aspettare un mio amico con un singolo pensiero per la testa:
Oggi è stata una grande giornata, ho visto un sacco di persone alle quali volevo bene ed ho avuto molte sorprese, mi sono fatto un giro in motocicletta ed ora, verso il finire della serata, rimango stupito. Lì su una panchina al Celio c’è un uomo che possiede solo uno zaino pieno non so di cosa e che ha un cane per amico. Quell’uomo che non ha esattamente quasi nulla, non voleva disturbare me per chiedermi una sigaretta. Quale è la morale? Il mondo è un posto incredibile se una persona che non ha quasi nulla non vuole disturbare colui che ha quasi tutto ciò che gli serve.
Io non so perché mi abbia così colpito quello che è successo però so solo che se avessi fatto finta di nulla e fossi rimasto sui miei passi, non mi sarebbe capitato di poter essere il piccolo protagonista di una macchietta nella tela della vita. Sarà che affronto la vita in maniera palpitante ed adoro pensare che ogni piccola cosa abbia la sua importanza e sentivo solo la necessità di comunicarlo. Oppure non è nessuna di queste cose chissà…
Giulio











Grazie mille per la pubblicazione, è davvero un onore
Grazie a Franga e Giulio x questo post
Io mi ero già convinta di mio che un buongiorno e/o sorriso (sempre) e un grazie (laddove necessario) non fanno MAI male a nessuno. Specie se sinceri.
Il post di Giulio mi ha convinto ancora di piu’. E di questo lo ringrazio
Poi, per quel che riguarda il far scrivere altre persone sul blog, si può fare anche con wordpress. Se (e quando) ritrovo le spieghine ti mando la url.
ciao e buona giornata!
@tcd
Allora, hai perfettamente ragione.
Riguardo la possibilità di far scrivere ad altri, ho appena aperto gli spazi del mio sito. Faccio il tuo lavoro tdc: ho già visto le opzioni e la relativa tabella del db, ma non credo che userò la strada del multi-utente.
Penso che accompagnerò ogni articolo con un mio commento in modo che il mio blog resti un luogo personale.
F
Grazie ancora