Franga – Routine: 1 – 0

Chi mi conosce sa come io sia strenuamente impegnato nell’avventarmi contro la routine senza pietà, con denti affilati ed artigli sfoderati. Ecco, il mio percorso mi ha portato all’eccellenza da quando non ho più una macchina.

Da Luglio sono riuscito a non fare mai più di una volta la stessa strada per andare o tornare a lavoro. Sono riuscito nella maggior parte dei casi a non fare le stesse cose ripetutamente e comunque a non ripeterle nella sequenza originale. Non so fino a quando riuscirò a mantenere questo primato.

Si può andare negli stessi posti ma arrivare in momenti diversi oppure arrivare nello stesso modo ed in precisi orari in posti imprevedibili; si può parlare con sconosciuti o ascoltarli parlare tra di loro; si può leggere un libro su un monumento o sfrecciare in scooter attraverso piazza Esedra dopo aver mangiato un buon cannolo. Si può.

Si possono fare un sacco di cose nell’abbandono della routine.

Una mattina Critica

E questa mattina ragazzi… questa mattina sono uscito dall’ufficio alle 215, ho dormito, ho riportato la macchina affittata e poi con calma ed a piedi sono andato da Palombini, mi sono comprato un Ramon Allones e me lo sono fumato li davati con tutta la calma che le persone intorno a me non mostravano di abbracciare almeno dai tempi della loro infanzia.

Ed isolato dal mondo, mediante l’ausilio di musica piacevole il testo della quale non è necessario ascoltare, mi sono infilato con tutto il sigaro tra le pagine del libro che sto leggendo (se mi va ci faccio un post a parte e sennò ciccia) e così son rimasto per quasi 2 ore.

Poi con calma, di moto pacato uniforme, mi sono diretto a piedi verso gli autobus senza smettere mai di leggere e, cavalcando due vettori, sono arrivato in ufficio in una ventina di minuti.

Tra l’altro in una sede non mia, con colleghi che non conosco! Ho passato 2 ore buone seduto in terra (dove ultimamente sembra io riesca a trovare la mia dimensione), col pc sulle gambe e l’auricolare nelle orecchie ad alternare la musica degli Elvenking alle parole dei miei colleghi fino a quando un tizio, spinto a compassione, mi ha portato una sedia. Son rimasto comunque in mezzo al corridoio a lavorare.

Alle 1313 sono uscito e mi son fatto un bel giro nella zona: ho comprato il necessario per auto-comporre un paninozzo che ho mangiato beato e felice su una panchina li davanti, sempre con il mio libro al fianco. Caffè, quindi ritorno in ufficio per un altro paio di ore di chiacchierate piacevoli con persone competenti ed intelligenti.

Alle ore 16 tre vettori (uno dei tre il paio di scarpe La Sportiva che porto ai piedi) e di nuovo a casa: volevo impiegarci tanto, ma i vettori mi hanno riportato a casa in soli 30 minuti, con tanto di pausa per acquisto del pane.

Come posso spiegarvi quanto rinnegare la routine sia d’obbligo per il proprio benessere?

Preannuncio inoltre che questo è un post di intermezzo perché avrei dovuto pubblicare il resoconto sulla teoria degli STARGATE POSSIBILI che però ancora non è pronto.

Ho avuto anche una nuova idea che parla molto di me. Sto diventando critico, intendo più critico. A questo punto sento di essere critico sopratutto nei confronti di chi nell’essere critico non si accorge di essere manovrato.

Ce l’ho con le Critical cazzate che ho sentito negli ultimi giorni. Ce l’ho con il pensiero critico. Ce l’ho sopratutto con chi nella critica non sa distinguersi e di banalità fa catering. Mi sono rotto il cazzo di vedere gente che fa a gara a chi ce l’ha più critico.

Come sempre, chi si sente chiamato in causa, sicuramente lo è!

Ora, io sono una persona che fa delle scelte e le sperimenta. Insieme alle scelte sperimento i miei errori e, conscio del fatto che gli errori sono l’unica vera risorsa alla portata di tutti, evito di consigliare il mio percorso di sperimentazione ad altri. Ognuno dovrebbe fare ciò che vuole e sperimentare quel che ritiene prioritario.

In quest’ottica, il mio approccio critico si riduce a giudicare le MIE scelte e non quelle degli altri, di chiunque si stia parlando (lo stato/il governo esiste come rappresentanza della comunità ad esempio, ed è quindi entità che si presta alla critica).

Non puoi essere critico e fondamentalista allo stesso tempo. Non si può. Invischiarsi nelle faccende che hanno a che vedere con una corrente politica (qualunque essa sia) preclude la possibilità di usare l’intelligenza per esser critici. Il giudizio è distorto dalle premesse.

E’ un po la situazione che si verificherebbe qualora il Re si mettesse in testa di pubblicare un libro dal titolo “Diventare re”.

Anche su questo devo assolutamente scrivere un lungo post. Non ne posso più di sentire la gente che si emoziona per questo fatto di cronaca o quel disastro economico, finendo poi la propria giornata al servizio di quei media che il fatto o il servizio hanno contribuito a realizzare.

Sarà che mi sto isolando o forse no, “ora che ho perso la vista, ci vedo di più…“. Quel “forse” è la chiave. Nel comprendere le mie parole e nell’attribuire loro un significato ben preciso, io stesso devo avanzare un dubbio: il dubbio rende autentica ogni nostra scelta, ogni nostro pensiero ed ogni briciolo di esperienza che sentiamo di aver maturato.

Il dubbio ci rende forti, forse.

Franga

Un commento, almeno

  • Giulio wrote:

    Ne dobbiamo parlare dal vivo è un argomento enorme!! :)
    Ottimo post.

    ReplicaReplica

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