atac, pazza, metro e porno: 4in1

prime sorprese della giornata: i mezzi pubblici a roma sono una figata.

mi dispiace per chi si trova male: io ho capito il problema e l’ho risolto con un uso disinvolto dei vettori. i vettori migliorano l’umore dei viaggiatori, la viabilità e talvolta stimolano la diuresi. sono i vettori della salute.
ne ho già scritto: niente di segreto!
basta provare.
oggi in quaranta minuti, da via baldovinetti a via ambrosini, acquisto e ritorno.
guardate sulla mappa, perché decisamente non è poca roba.
con la macchina non possono volerci meno di 30min tra andata e ritorno!

tornato a casa, grande scoperta! c’è la ugf – la mia banca – accanto al laghetto dell’eur, quindi niente corse assurde per andare a san giovanni e domani sarò felice riscossore di una smart in forma fogliettacea.
la giuria convertirà la smart in nuove forme, ma il concetto non cambia.

successive movimentazioni mi portano quindi in bici da roberta con la quale incontro una vera casalinga disperata che attacca a raccontare la storia della sua vita. gente, date retta ad uno che con i pazzi si trova a suo agio: c’è tanto da sentire, tanto da imparare e sopratutto tanta lucidità nelle parole di un pazzo, di un essere umano che ha deciso di non aver più tempo da perdere con i cliché.
perchè di questo si parla!

il pazzo capisce che ha questioni più importanti di cui occuparsi ed agisce conseguentemente, abbandonando ogni convenzione, ogni scoria incrostazione del vivere in società.

e nel pazzo
e sul pazzo galleggiano verità.

godiamo (trattenendo le risa) della magnifica scena, ci salutiamo e raggiungo quindi chiara con la quale paso la serata ad ascoltare la gara di rumore tra moto, autobus e camion della a.m.a. la vittoria dell’a.m.a. mi lascia decisamente interdetto, la serata no. ci salutiamo e mi predispongo ad un ritorno pacioso e tranquillo verso casa.

entro nella fermata della metro e – mentre sono al telefono – sento una voce che grida.
truzza – “aoneeeeeeei!”
mi guardo intorno.
truzza – “neiooooooooo!”
tolgo l’auricolare e mi rivolgo ai gentili figuri nei pressi della biglietteria: “si? dica.”
truzza – “ndodeviannà?”, gridando per farsi sentire fino a messina
io – “perché?”
truzza – “dimme ndodevidaannà”, gridando come per arrivare nella foresta nera
io – “laurentina”
truzza – “allora vabbè”
io – “ma come mai la domanda? dall’altra parte che succede?”
guardia giurata – “è già passata l’ultima dall’altro lato e quella che arriva è l’ultima: sbrigati.”
dentro di me penso [e sono tre!].

la macchina finisce di stampare i biglietti e con i due ticket in mano mi avvicino al tornello dei “diversamente abili”.
infilo il primo biglietto e si apre tutto.
resto fermo.
infilo il secondo biglietto e non succede niente: resta tutto aperto ed il biglietto non esce.

la scena è questa: truzza e guardia giurata si guardano, poi guardano me, poi la bici, poi il tornello, io do un paio di schiaffetti al tornello e gli parlo, truzza sculaccia il tornello, il tornello non reagisce, truzza si rivolge a g.g. “aoh, l’ha rotto”, guardia giurata a me “ma guarda che si nun passi nun esce”, io “sicuro?” e passo, non esce un cazzo.
li lascio nel seguente stato, allontanandomi lentamente sulle note di elio: truzza che da i calci al tornello, g.g. che passa le mani sulla fotocellula e mi fa “ma guardi che non è uscito, mica può andare così”, io che lo ignoro, truzza che si rivolge a g.g. “ndo va questo mo?”.

io VOGLIO sapere se sono io ad avere un buono spirito di osservazione o se li incontro tutti io e basta.

proseguo quindi con l’ultima metro fino ad eur fermi dove mi aspetta una follia di vento che qui, in zona eur, prosegue tutt’ora. non riusciendo a restare in equilibrio, mi faccio il primo tratto a piedi, inclinato mentre mezzo mondo mi vola negli occhi. tra gli oggetti, i più disparati: cartoni del mercatino, biglietti della metro in quantità, rami, foglie, bottigliette, carta di mc, sacchetti, amore, un paio di fazzoletti… tutte cose troppo usate e che insomma non posso usare.

giro l’angolo ed arrivato al termine della strada dove dovrei iniziare a salire, attacco al telefono e sento distintamente una voce femminile che descrive l’atto di un amplesso. non notando alcun fastidio nei toni della voce, faccio per proseguire e di fatto proseguo, ma poco dopo la voce aumenta di intensità e mi si fa distintamente più vicina.

è decisamente una donna che sta per avere un orgasmo.
e quindi faccio l’unica cosa sensata che – chissà come mai – non mi era venuto in mente di fare fino a poco prima: mi giro.
e ragazzi… ho visto cose che voi umani!
davanti a me, alla velocità di circa 20km/h, transita una smart fortwo 2008 nera.
alla guida un ragazzino con 17 anni ed un asso.
dal cruscotto dell’auto penzola il display dell’autoradio.
sul display un porno.
dalle casse l’orgasmo.

vorrei scrivere qualcosa che possa dare il senso del mio stupore ma non c’è verso, non ce la faccio.
vi basti pensare che sono rimasto li completamente solo (non c’era anima in giro) a pensare “i tuoi figli, bisogna fare qualcosa per i tuoi figli” ed a ridere: ricordate la scena di ritorno al futuro?
rendiamoci conto che se questa è la generazione che hanno sfornato quei coglioni dei miei coetanei, la razza umana si chiude qua, senza mosse eclatanti, epidemie o cataclismi.

giacobbo, altro che 2012: lascia perdere gli alieni in cielo ed occupati degli alienati in terra.

franga

3 Commenti

  • No no, tutti te. 4 in 1 è da record. Pensa se tu lavorassi all’atac, ne vedresti altrettanti ogni giorno della tua vita lavorativa

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  • 1 – Si, certo che ricordo la scena!!!

    2 – credo che tu abia sbagliato generazione, la tua non potebbe avere un figlio di 17 anni e…a proposito, a 17 anni si può guidare???? (forse la pornosmart si…)

    3 – Giacobbo..AHAHAHHAHAHA AHAHHAHAHAHA AHAHHAHAHA , lascia che si occupi di minchiate!!!!!

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  • T’ho mai detto della pizzeria dove io ed Emiliano usavamo cenare assieme a Gigio e Maru? (nei gloriosi tempi del quartetto e del bouquet?) Il proprietario, ad una certa ora prendeva e metteva su i film di Rocco Siffredi.
    Immaginati che piacere mangiare una quattro formaggi guardando la malcapitata di turno venir impalata da cotanta nerchia (licenza poetica).
    Inoltre, visto che sei di zona oramai, debbo necessariamente portarti a bere una cosetta nei miei pub di fiducia del quartiere, una sera di queste inforchiamo le bici e ce ne andiamo all’indian? Lunedì chiusura settimanale. Ottimi Rum agricoli.
    :)

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