
Un mesetto fa ero a giocare con gli amici a casa di Carlo. Stiamo giocando di ruolo a Sine Requiem le cui regole prevedono l’uso dei tarocchi al posto dei dadi: sulla base dell’estrazione di questo o quel tarocco (minore o maggiore) si stabiliscono azioni e risultati relativamente a quanto intrapreso in partita dai personaggi (PG).
Eravamo sazi e pronti ad ininziare, io piuttosto pensieroso e molti di noi in balcone a fumare quando si è svolta dinnanzi ai miei occhi una scena miracolosa della quale mi ero ripromesso di scrivere sul mio spazio. Ritengo che certi eventi di vita debbano poter andare appannaggio di molti piuttosto (si, piuttosto, mbeh?) dei pochi eletti che, per puro caos, finiscono con il trovarcisi nel mezzo.
Davanti a me, seduti scompostamente al tavolo, c’erano Paolo Tazza, Paolo Kojack ed Andrea Kojetti, tutti apparentemente seri ed intenti ad organizzare il tavolo di gioco. Ad un certo punto vedo Tazza che prende il mazzo dei tarocchi ed inizia a mescolare.
Li per li penso “Ok, questa sera vogliono essere tutti molto precisi. Non ho mai visto mescolare così accuratamente un mazzo che viene riposto nella scatola raccogliendo delle carte che già sono sparse: non servirebbe affatto mescolare in effetti!”, quando Paolo si gira e poggia il mazzo mescolato davanti ad Andrea che, come se niente fosse, alza.
A quel punto Paolo riprende il mazzo ed inizia a dare tre carte a Paolo, tre ad Andrea e tre a se stesso, ponendo quanto rimasto dei tarocchi al centro del tavolo, con un tarocco scoperto sotto la pila di carte, esattamente con la gestualità e le meccaniche che dovreste aspettarvi associate al gioco della briscola. I tre si guardano, guardano le carte e poi qualcuno (mi sembra Kojack) chiede “E mo?”. E’ Tazza a prendere la parola “Si gioca come a briscola solo che vincono i concetti…”.
Tutti annuiscono come se questa semplice frase fosse stata letta da un vetusto libro consunto da molteplici consultazioni e la frase in sé fosse solo una nota per ricordare a tutti che le regole sarebbero state le medesime adottate in precedenza. Vi renderete conto spero che mai era capitato in passato ai partecipanti di mettere in piedi un gioco del genere!
Fatto sta che la partita è iniziata in questo modo ed è andata avanti senza intoppi fino alla fine.
Vedevo scendere concetti tipo Amore, Impiccaggione, Amicizia o Speranza ed i partecipanti annuire di comune accordo nel decidere di chi fosse la presa. Non c’è stata esitazione, non c’è stato un momento in cui sia stato necessario discutere e tutti sapevano esattamente quale delle tre carte tirate avrebbe dovuto “concettualmente” prevalere sulle altre due, determinando così anche l’ordine di gioco della mano successiva fino ad arrivare all’ultima carta del mazzo, quella scoperta.
C’è stato un vincitore e non ricordo chi sia stato, ma che importanza ha? Il miracolo di un gioco tirato su da regole inventate con tacito accordo basta a dare l’idea delle meravigliose dinamiche che si possono sviluppare nell’ambito di un gruppo di amici.
Certe cose non potevano non esser trascritte. Ringrazio i miei compagni di gioco per avermi regalato da spettatore questa esperienza ed auguro a tutti voi di poter trovare persone così fighe con le quali passare il tempo.
Nel frattempo brindo a mia madre e mio padre che hanno scopato ed hanno fatto un figo come me (cit. Rupert Sciamenna).
Franga











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