ti voglio bene ma…

si parlava con i miei amici harlock e manuki, discutendo delle festività natalizie e di come incredibilmente tali occasioni possano talvolta risultare più stressanti del quotidiano.

non entrerò nel dettaglio del discorso fatto insieme, anche perché tali fatti rappresentano una realtà che appartiene in modo peculiare ad ognuno di noi, ma discuterò di un aspetto del quale siamo finiti col parlare.

inquadriamo il problema innanzi tutto. capita a volte nelle famiglie che venga richiesta ad alcuni familiari la partecipazione ad eventi che – senza entrare troppo nello specifico – poco hanno a che fare con la famiglia. diciamo che si parla di eventi politici realizzati allo scopo di soddisfare le parti coinvolte, eventi nei quali capita che alcuni di noi possano finire con il trovarsi coinvolti non tanto nel ruolo di ambasciatori ma come portaborse o figli degli ambasciatori stessi.

per capirci, capita che si finisca con l’essere invitati insistentemente dai propri familiari più stretti a presenziare a pranzi, cene, feste o semplici incontri che non si conciliano in alcun modo con i propri intenti o comunque con il piacere dello stare insieme. l’idea di incontrare parenti che non si vedono per tutto l’anno e che tale incontro venga forzato dall’altrui volontà, non credo possa in qualche modo configurarsi come un evento piacevole!

mi rifaccio alla filosofia di facebook: “se io non ti cago per tutto l’anno, che cazzo di senso può avere l’averti come amico su un social network? in pratica, non osi facebook unire ciò che la vita ha separato.”.

in quest’ottica, un incontro avente le suddette premesse, può essere considerato un evento politico e – nella mente dell’ideatore – come un atto dovuto da parte di chi finisca infine con il trovarsi coinvolto o invitato ad un coinvolgimento.

il fatto che per un cattolico si festeggi la nascità del bambinello può avere a che fare con un evento del genere?
no, non credo. e l’amore? l’amore c’entra qualcosa?
non penso proprio. tutti noi abbiamo piacere di vedere le persone che ci sono vicine e tutti noi (non solo in occasione del natale) vorremmo stare con le persone alle quali vogliamo bene, ma questo come può avere a che fare con un incontro forzato, con un obbligo e comunque con una costrizione? il natale è una scusa come un’altra!

mi chiedo (e questo era un po il senso del discorso con harlock e manuki) come sia possibile che ogni anno ci si lasci incastrare in questo modo. parlando di me, questo è il primo anno in cui sono riuscito a stare esclusivamente con le persone a me care, decidendo tempi e modalità dei miei spostamenti; è per me il primo anno in cui le festività natalizie sono passate senza stress.

ho passato un’intera vita lasciandomi trasportare dagli eventi e credo che tale disgrazia non accadrà più. come fare? ci viene in aiuto l’esperienza…

il fratello di harlock – il re albert – ha codificato una realtà comportamentale essenziale che sono ora pronto a condividere con voi e con me stesso, quella del “ti voglio bene ma…“.

dopo aver appreso dell’esistenza di questa magnifica frase, ho deciso che in qualche modo il concetto dovesse finire con l’appartenermi e l’ho quindi personalizzato, completandolo con una postilla essenziale per il mio stesso bene e trasformando il tutto in un magnifico “ti voglio bene ma ci sto prima io”.

ed ecco che tutti i problemi si risolvono da soli anzi, nemmeno si presentano. dato che ci sto prima io, non mi frega niente del natale, della cena, dell’evento, degli spostamenti forzati, delle corse per i regali, non mi frega niente di vedere persone che non mi cagano per 364 giorni l’anno e non mi interessa di tutto ciò che nella mente dei miei familiari si sia manifestato avente una qualche correlazione con i miei impegni.

in pratica, decido io dove stare, con chi e quando, lasciando al mio prossimo tutti i problemi che da questa decisione dovessero nascere. semplice, no? che a qualcuno di voi venga in mente qualcosa che abbia a che fare con l’egoismo è perfettamente normale dato che proprio di questo si parla.

per combattere l’egoismo di chi mi vorrebbe in un luogo che non mi appartiene, io rispondo con il MIO egoismo, ritagliandomi dal mio tempo uno spazio di vita che vada a mio totale appannaggio.

lode quindi al re, ispiratore di questo mio nuovo punto di vista.

la tecnica può essere applicata anche in occasione di matrimoni e feste religiose in generale, può essere utilizzata per capodanno e per le festività pagane tutte. immaginate cosa potrebbe essere lo stare tranquilli e beati a leggere un libro mentre la gente s’ammazza per i doni o per raggiungere l’ultimo posto in piedi dell’ultimo treno, nell’ultima ora prima della fine dell’anno!

da oggi vengo prima io.
è quasi banale.
mi va di partire? parto.
mi va di stare in ufficio? sono matto e lavoro.
mi va di andare a vedere un concerto? compro i biglietti e vado.

tutto si risolve chiarendo ai nostri familiari che gli vogliamo bene, ma veramente bene, però la nostra salute viene prima e non vedo come un concetto così semplice non possa essere compreso appieno anche dalla mente più semplice. passiamo mesi a crearci le nostre comodità e non vedo l’utilità intrinseca (cit. gianlurico) nel buttare tutto nel cesso per un semplice evento politico.

ho passato il natale a casa, con mia madre ed i parenti più stretti; sono andato ad un matrimonio di un amico il 26 e son stato benissimo; oggi sono sono da mio padre e mi sento una favola.

di contro, proprio oggi ho chiamato una persona (non faccio nomi) che non sento MAI durante l’anno: mi aveva cercato prima di natale per gli auguri. avevo tentato di chiamarla il 24, senza successo. ho fatto il numero, mi ha risposto, mi ha chiesto come stavo, mi ha fatto tanti saluti ed ha attaccato. vi rendete conto che ci ho buttato anche il tempo di una telefonata? sarebbe stato più piacevole parlare con il numero verde dell’atac. ho cancellato dunque il numero dalla rubrica, assicurandomi che il numero dell’atac fosse salvato e ben rintracciabile per il prossimo anno.

la politica lasciamola a chi lo fa per mestiere ed iniziamo a godere del nostro tempo nella maniera che più ci aggrada.
volete essere il grinch? siatelo.

f

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