Il Mago di Roccaraso

Sono in macchina, su una superstrada, un vettore che non esiste e che nel sogno porta a Roccaraso. La strada non esiste, la macchina non ha forma e con mia madre ho una conversazione cordiale.

Tutto questo di per se rappresenta toni, situazioni ed azioni che vanno dall’improbabile all’impossibile. Con mia madre non ho da tempo conversazioni amichevoli, a Roccaraso non vado da circa un anno e la superstrada in questione non esiste: parlo di una highway a quattro corsie che attraversa l’Abruzzo!

Nemmeno quel folle del premier sarebbe riuscito in un annetto a far costruire un qualcosa di così immenso attraverso l’Abruzzo.

Mi pare quindi evidente che io stia parlando di un sogno.

La macchina, guidata da me, procede spedita sull’autostrada quando in prossimità di una galleria immensa (che non esiste) il traffico rallenta la sua corsa.

Mia madre commenta infastidita ed io stesso non posso concepire che in una strada così grande si possa creare del traffico. Arrivati quasi all’ingresso della galleria il traffico si ferma completamente.

Il tizio dietro di me suona ed io esco fuori gridando cordialmente ” Che cazzo te suoni, coglione?“. Diciamo che non è da me…

Guardo nella direzione opposta e vedo che il muro di macchine si interrompe cinquanta metri più avanti. Mi muovo a piedi in quella direzione, fino a scorgere due auto della Polizia ferme con i lampeggianti accesi a bordo strada. A fare compagnia agli amici della stradale ci sono anche i Vigili del Fuoco che intimano alle auto di mantenere la calma:

vf – “Tranquilli, adesso la spostiamo: non vi agitate!”

Al centro della strada c’è una Ford Fiesta modello Flinstones, quella di tipo venti anni fa, color blu elettrico piazzata di traverso al centro della strada senza alcun segno di danni visibili.

Mi guardo intorno e poco più a destra c’è il mio collega Luca Sisi vestito esattamente come il Mago Otelma, con tanto di medaglioni, unghie finte ed anelli a far da ornamento alla sua figura.

Sta li a bordo strada a gesticolare gridando:

mago – “E non è possibile che facciano una superstrada così grande senza la segnaletica necessaria! Uno non sa dove andare per raggiungere la propria destinazione: che gli costava mettere un cartello in più? Basta, in segno di protesta io non sposto la macchina.”

I poliziotti li vicino si rivolgono quindi al Mago:

pulotto – “E su, ha ragione ma non faccia così. Le spieghiamo noi dove andare, però la preghiamo di spostare l’auto! Guardi che traffico che ha creato in una galleria così grande…”

mago – “Non se ne parla: io vado a piedi a Roccaraso.”

Ed il mago si avvia così a piedi verso il suo destino, lasciando a me solo il compito di svegliarmi per tornare alla realtà, sconvolto per quanto appena osservato, le sue vesti svolazzanti ancora nei miei pensieri.

Al risveglio nel letto passo i primi secondi ad occhi sbarrati, giusto il tempo per rendermi conto di non aver vissuto davvero un evento del genere e poi inizio a ridere come un deficiente.

Poco fa ho convocato Luca alle macchinette e gli ho raccontato del sogno ed obiettivamente, non c’era ragione per la quale avrei dovuto sognarlo questa notte. Non ci vedevamo da qualche giorno e non avevamo discorsi in sospeso: non c’era alcuna ragione per la quale Luca dovesse venirmi in mente, tanto più se agghindato in tal guisa.

Quindi ho deciso che una cosa del genere non possa andar persa e l’ho messa per iscritto, così che anche voi possiate vivere nel timore di entrare nei miei sogni senza ragione alcuna, nelle forme che la mia mente vi ha riservato.

Io sono Il Pazzo, il sognatore e nei miei sogni non v’è ragione, ma solo un regno che alle vicende di alcuni darà vita. Chi sarà il prossimo?

Franga

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