Vita nella metropoli

Sembra che capitino tutte a me, ma in realtà capitano a tutti quelli che si lascino un attimino andare e riescono ad imporsi di mantenere a regine un decente spirito d’osservazione.

Ieri mattina per esempio ho goduto di una scena meravigliosa. Ero nell’alimentari sotto casa di mia madre ed appena entrato, un ragazzo si è diretto dritto verso di me, per poi deviare alla cassa.

Alla cassa c’è Vilma, la storica proprietaria dell’alimentari, romana verace, sui settant’anni e decisamente decisa nelle sue affermazioni. Dato che li vicino ci sono parecchi uffici Mediaset è capitato più volte che Vilma sia apparsa in tv ad esempio nel programma de Le Iene.

Comunque, il ragazzo si avvicina alla cassa e Vilma gli fa: “Senti, non è che potremmo farci una foto insieme?”. Il ragazzo risponde “No, noi queste cose non le facciamo!”, paga e se ne va.

Io guardo Vilma che alza il braccio all’indietro e – mento all’insù – declina i suoi sentimenti al suo fugace cliente nella forma romana più classica:

“Mavedidannatteneaffanculo, mortacci sua, sto pezzo demmerda!”.

Rimanere seri è dura, decisamente. Rivolgendomi a Vilma “Scusa Vilma, ma chi era quel coglione?”. E ragazzi, era Kledi. Io non lo conosco e tanto meno sono in grado di riconoscerlo, ma evidentemente non mi sono perso proprio niente!

Passa la giornata ed alla sera decido che ho sufficienti oggetti con me per poter fare, dopo circa due mesi, una sortita in palestra. Vado sul posto, pago il giornaliero (che in effetti poi non pago affatto) e mi piazzo un cinque minuti sulla ciclette a riscaldarmi.

Davanti a me ci sono tre persone che subito iniziano a parlare ed uno dei tre attacca con il racconto di una vicenda metropolitana che ho l’obbligo morale di raccontarvi.

Storie di indecenza, idiozia, violenza, passione e rancori in una metropoli sferzata dal vento e dalla pioggia, oppressa dalla Cecità.

Questa è la nostra storia, ma ora vi racconto la mia…

Sono un ragazzo di trent’anni e non c’è bisogno che sappiate il mio nome. Vivo a Roma dalla nascita ed in questo momento ho una donna, ho una ragazza che passa del tempo con me.

Circa un mese fa ero in giro con la mia vettura, in giro con la mia ragazza per le strade del mio quartiere, della mia città, quando ad un tratto una Golf mi ha tagliato la strada costringendomi a fermarmi. Dal veicolo è uscito un energumeno alto due metri e largo come un giocatore di football, le cui forme ho subito riconosciuto: si tratta del Bullo del quartiere, il delinquente che tiene in piedi con la forza gli affari illeciti che si perpetrano nel luogo in cui vivo, sin da quando ero bambino.

Il ragazzo – Bullo, per comodità – si avvicina al mio sportello, lo apre ed inizia a riempirmi di botte, davanti agli occhio sgranati della mia donna. Mi fa presente che il mio errore è stato l’aver guardato e quindi l’aver rivolto la parola alla sua intoccabile ragazza.

La stessa sera, mentre io sono in ospedale a curare le mie ferite, Bullo incontra mio padre sotto casa e per ricordargli come vanno le cose nella sua zona lo riempie di schiaffi.

La situazione mi sembra improponibile e così, dopo due settimane dall’evento, rimedio una pistola dagli stessi “colleghi” di Bullo e vado a fargli visita sotto casa. Lo incontro alle 21, gli punto la pistola addosso e cerco di incutere il timore che egli stesso è solito riservare per il suo prossimo, ma lui non sembra volerne sapere.

Tronfio, arrogante, sicuro di se anche con una pistola puntata al petto: non ce la faccio più. La rabbia sale dentro me, schiumo incoscienza, sento di affondare nel manto dell’ingiustizia che mi circonda e premo il grilletto.

Destino curioso il mio. La pistola si inceppa ed il colpo non parte. Bullo mi riduce ad una massa di carne informe, tra calci, pugni e schiaffi. Date le le percosse, direi che lo stare qui a ragionare sull’accaduto sia una pura casualità (dato che di fortuna non potrò più parlare in vita mia).

Tra un mese dicono che potrò uscire ed iniziare la fisioterapia ma a casa non ci torno. Dopo 30 anni a Roma, se tornerò a camminare sarà per trovare un posto lontano dove Bullo sarà solo un ricordo, il più brutto ricordo della mia precedente vita.

Questa è la storia di cui ho sentito raccontare ragazzi, chiaramente riscritta per come l’avrebbe potuta raccontare il diretto sfigat… interessato. Nel racconto originale c’erano luoghi, nomi e cognomi, tutti dettagli che ho scelto chiaramente di omettere.

Spero che le vicende metropolitane delle quali vi rendo partecipi vi facciano riflettere, così come accade sistematicamente a me. Spero anche che voi stiate ridendo, esattamente come io non ho potuto evitare di fare quando il tizio davanti a me in palestra ha terminato il suo racconto.

C’è un limite a tutto, ma l’immagine di questo idiota con la pistola inceppata ed un energumeno che si scrocchia le dita al pensiero di ciò che verrà… beh, per me è troppo.

Franga

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7 Commenti

  • vilma ha rischiato di farmi morire dalle risate

    (ovviamente sono a lavoro e rido dentro…il che tra le altre cose genera una pericolosa pressione interna e anche dei curiosi colori sulla mia faccia inespressiva dai cui condotti lacrimali fuoriescono goccioline di ilarità)

    Ma quello che volevo dire è che…a seguire i tuoi racconti, la mia vita sembra noiosa. Eppure ne avrei anche io da raccontare…per esempio ieri…


    ..

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  • @harlock: e racconta no? Ce l’hai un blog!

    Comunque, se non ti va di scrivere, chiamami.

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  • @Franganghi: Nono, devo trovare il tempo di scrivere. Per dare modo a tutti di sbragarsi!!!

    Ce la farò…

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  • flenga wrote:

    Sì, ma chi è Kledi?

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  • @flenga: un personaggio legato (non ho idea in che modo) al marito di Maurizio Costanzo.

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  • flenga wrote:

    aaambè… se sapevo mi pettinavo prima di leggere il post.

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  • @flenga: da parte tua, il proposito di pettinarti è totalmente privo di senso.

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