Palermo solo andata, GRVATZJ

Inizia la giornata con una corsetta: me ne vado verso Lungotevere Pietrapapa e torno a casa, bello tranquillo e pacioso. E’ presto al momento di uscire; è tardi al ritorno. Finisco di preparare il bagaglio al quale aggiungo costume ed asciugamano.

Esco ed ho l’impressione che – coadiuvando per la via – si stia facendo ancora più tardi. Arrivo alla stazione Ostiense, salgo sul treno e mi rendo conto che si, effettivamente è tardi.

- Sono le 1155
- L’imbarco è alle 1245
- Alle 1240 chiudono l’accettazione d’imbarco per il volo e non ho fatto nemmeno il checkin on-line

Ma resto li, tranquillo e pacioso. Alzo il telefono e chiamo la collega che ha preso contatto con l’agenzia per la prenotazione del viaggio, il tutto per avere chiarimenti riguardo alla sequenza di email che recitano testualmente e nell’ordine:


Buongiorno
Con La presente per informare che a Palermo aeroporto per oggi 12/05 non ci sono auto disponibili di nessuna categoria ne con Hertz ne con Europcar, l’unica possibilità è quella di noleggiare l’auto in città c/o la stazione Hertz di VIA MESSINA, che apre alle ore 15,30.
Attendo riscontro quanto prima per procedere.
Grazie
Buongiorno

*** passate 16 ore ***


Come già anticipato telefonicamente ci ha appena contattato la Hertz di Palermo Via Messina che ci informa che purtroppo la disponibilità in sistema non era reale per cui non possono confermare l’ auto per oggi .

Saluti

Cosa significa che una disponibilità non è reale? Lascio a voi l’onore di fornirmi una spiegazione perché io evidentemente non ho le categorie per riuscire a comprendere tale arcano. Ma sopratutto ci sarebbe da discutere sul “BUONGIORNO” reiterato ad inizio e fine messaggio: buongiorno un cazzo!

La telefonata con la mia collega si può sintetizzare in questo modo:
Io – “Senti Maria, io vado e vedo cosa trovo, altrimenti mi arrangio o in alternativa mi attacco al cazzo. Ciao”.
Maria – “Bella li!”
Questo giusto per lasciare intende il livello di utilità della conversazione…

Arrivo a Fiumicino, corro e mi schianto contro il banco accettazione a 6 minuti esatti dalla chiusura. Mi danno il biglietto ed arrivo al gate che è già aperto: mi accomodo e mi predispongo a salire per ultimo. Prendo posto e viaggio in tutta tranquillità, con lo Stuart che mi informa che posso tenere anche 30 telefoni accesi in modalità off-line per ascoltare la musica e la cosa per loro non fa alcuna differenza. In pratica mi spiega che chiedono di spegnere “ogni strumento elettronico per la durata del volo” a causa del fatto che la gente non è in grado di mettere i telefoni in modalità off-line o – nei peggiori casi – non ha idea che tale opzione sia disponibile. Quindi, per non rischiare, chiedono di spegnere tutto anche se non serve a nulla!

Atterriamo a Palermo… o meglio, dai su, atterriamo a Palermo? Dai su che è il momento, forza che siamo già sulla pista, dai, vuoi frenare? Capo, pigia quel cazzo di freno su che è ora. La pista è già bella che iniziata ma l’aereo continua a volare a 3mt di quota, senza toccare terra. Ad un certo punto, evidentemente si sblocca l’embolo nella testa del pilota che SCHIANTA l’aereo a terra e FRENA esattamente come Marty McFly in Ritorno al futuro, con piedi schiacciati a morire su frizione e freno della De Lorean.

Vi ricordo che l’aeroporto di Palermo è leggerissimamente problematico in quanto a logistica. La pista INIZIA dal mare ed è soggetta a forti venti che cambiano bruscamente. L’avete mai sentita una frenata meccanica di un aereo? Con i freni che stridono e tutti gli oggetti che vibrano selvaggiamente? Non è la frenata alla quale siete abituati, dato che normalmente gli aerei rallentano la corsa INVERTENDO i motori (l’inclinazione delle pale che io sappia) ed utilizzando i flap aperti al massimo.

Comunque, il mio telefono vola.
Vola lontano lungo l’aereo.

E mentre i passeggeri scendono tranquilli io sono li, sdraiato al suolo a cercare il cellulare. Finisce così che mi ritrovo ultimo ad uscire, dopo aver radunato le mie cose, pronto ad assistere alla scena più idiota dell’universo.

Sull’area di parcheggio dell’aereo c’è il classico nano-bus, pronto a partire con tutti gli occupanti all’interno ed in attesa solo del sottoscritto, quando una macchina della Polizia si accosta al conducente e lo sbirro si rivolge al conducente per chiedergli di spostarsi così da lasciar passare la volante. Il conducente gli risponde che no, non può spostarsi finché tutti non sono saliti e le porte non sono chiuse. Secondo voi, come hanno reagito gli sbirri?

Non potevo crederci. Hanno fatto scendere il conducente, gli hanno chiesto i documenti, lo hanno allontanato dall’autobus e lo hanno trattenuto.

  • 1 minuto – la gente è curiosa
  • 2 minuti – la gente è molto curiosa
  • 3 minuti – la gente ha caldo
  • 4 minuti – mormorii
  • 5 minuti – qualcuno smette di fare battute
  • 6 minuti – delle signore si avviano a piedi e vengono fermate dal personale di sicurezza dell’aeroporto (l’ingresso è a 100mt dall’aereo)
  • 7 minuti – scendo anche io, mezzo autobus è sceso per vedere
  • 8 minuti – le signore scansano gli addetti sicurezza e proseguono per la loro strada, a piedi
  • 9 minuti – arriva Magalli

Magalli è un uomo basso, sulla sessantina, abbronzatissimo e tipicamente “voluto bene” (cit. OP). Porta una maglietta a righe multicolore orizzontali che rendono le forme della sua pancia pari a quelle di una boa di rilevazione oceanica. Ha pochi capelli e l’accento siciliano tanto marcato che a confronto Franco&Cicco sono milanesi.

E gridando, vena sulla fronte bene in mostra – inizia la sua arringa ai poliziotti: “Sapete da dove vengo? Dal Brasile e una cosa del genere li non l’ho mai vista. Sono quattordici ore che sono in volo, ho fatto scalo a Roma, sono distrutto e tutto questo per tornare a casa e trovare cosa? Tre teste dimminchia che fermano questo disgraziato in mezzo all’aeroporto! Ma vi rendete conto di quanto siete teste dimminchia? Io ci vengo dal Brasile per guardare tre teste dimminchia come voi?” e proseguendo quindi con una serie di impronunciabili, intrascrivibili improperi in dialetto strettissimo.

UN MITO VERO.

Si sblocca la situazione dunque e partiamo verso il terminal: tempo totale necessario all’arrivo pari al tempo di chiusura delle porte. Raggiungo la zona del noleggio veicoli, entro, dico “‘giorno” e quindi chiedo se hanno una macchina disponibile. Risposta testuale: “Si, ma se cerca di prenotarla non le da disponibilità perché abbiamo tutto prenotato fino al 15 e queste che abbiamo noi sono vetture per la consegna strategica.”. E qui forse si spiega l’arcano della “disponibilità reale”. In pratica hanno macchine ma il sistema elettronico super integrato con valore aggiunto e supercazzola brematurata non lo sa. “Strategica”? Sono le macchine di 007, consegnate con l’orologio telecomando che pigi il tasto come fosse il budello di tu ma’.

Faccio un profondo respiro e chiamo la tizia dell’agenzia, direttamente. Le spiego la situazione e lei mi dice “Ah, è successo di nuovo. Va bene, allora faccio una prentazione a caso per un giorno nel futuro e poi tu ritiri la macchina subito.”. Logico, no?
Ed io rispondo “Senti, stammi a sentire molto bene: io adesso stacco il microtelefono” – così si chiama – “dal mio orecchio e lo attacco all’orecchio del tizio di Europcar e tu spieghi la cosa a lui, ok?”. E così faccio e lo faccio talmente bene che il tizio, riconsegnandomi il MIO telefono, mi risponde “Ci siamo riusciti. Buono a sapersi! Abbiamo tante macchine che non riusciamo ad affittare ma il modo c’era. Ecco le chiavi della sua macchina.” – (eccoti l’utero, cit.) -”Ha 18 km: è nuova e lei è il primo a guidarla.”.

Me ne vado pensando che è una fortuna che mia madre e mio padre abbiano scopato a suo tempo così che potesse nascere un figo come me (cit.).

Raggiungo i colleghi, trovo l’albergo ed alla sera vado a cercare un posto dove mangiare. Lungo la via sento il naso che prude e mi accorgo di non avere fazzoletti. Sono in una zona piuttosto antica di Palermo, piena di piccoli vicoli mai paralleli tra loro e pieni di oggetti curiosi da osservare, non ultimo uno stendino normalissimo piazzato come niente fosse sulla sede stradale, dove passa la gente ed i motorini (le macchine non hanno spazio).

Alzo gli occhi e vedo un balconicino al primo piano, zeppo di robe, con un tizio in mutande che CUCE, cioè realizza manufatti tessili componendo tessuti con ago e filo. Alché mi schiarisco la voce e gli faccio “Scusi, perdoni il disturbo, non è che per caso avrebbe un fazzoletto da tirarmi?”. “Ora guardo” risponde. Entra dentro e sento qualcosa del tipo “Margherita, chiddu chistu sfrucugniuzzo sfamuninn’ bedd’e papà…”, un paio di rumori sospetti e quindi il mutandari esce nuovamente in balcone e mi tira un pacchetto, per tornare quindi a cucire.

Non trovate tutto questo fenomenale?

Parlemo è una città strana. La gente è socievole e tutto sommato allegra, ma tutti guidano qualcosa a motore e tutti – dico proprio tutti – al posto di guida diventano stressati, scorbutici, irriguardosi, irrispettosi, disgraziati, stanchi, nevrotivi assassini figli di troia.

Vi evito gli esempi di eventi occorsi direttamente a me, ma vi racconto un aneddoto che è giunto alle mie orecchie dalla bocca di un collega. La premessa è che l’ufficio di tale collega è in una zona industriale e che – vi assicuro – in tale zona industriale i posti auto sono pochissimi, tanto pochi che nemmeno Auchan ha un parcheggio clienti e tutti parcheggiano sistematicamente sul marciapiede o in doppia.

“No Giovanni, un tempo a via Ugo La Malfa c’era un marciapiede largo così” – e con le mani mi indica 1/2mt, la larghezza delle sue spalle in pratica – “e noi ci parcheggiavamo a spina di pesce, quindi almeno in quel mezzo metro di marciapiede potevi camminare. Poi a qualcuno è venuta l’ideona di lasciare spazio ai pedoni ed hanno realizzato un marciapiede largo fino a 3mt in alcuni punti. E che fai che non fai? E’ una questione di sopravvivenza: il marciapiede ora può ospitare una macchina intera, quindi si è trasformato nel parcheggio più logico!”.

Cioè, dato che il pedone può andare ANCHE in strada con le macchine che sfrecciano a 60km/h, allora perché non usare il posto del pedone per le auto? Ecco, Palermo non è una città a misura d’uomo. Di ritorno a Roma dovrò fare un bel discorsetto alle persone che conosco le quali, muovendosi in bici, trovano che Roma sia un luogo pericoloso. Devo spiegare loro che la devono smettere di rompere il cazzo perché dopo aver visto questa città ed i modi dei suoi automobilisti, a casa mi sembrerà di stare in Olanda.

C’è da dire anche che, nonostante i suoi limiti, Palermo è POTENZIALMENTE una bellissima città, piena di chicche e sarebbe auspicabile che i suoi abitanti iniziassero ad amarla davvero per portarla un attimino più vicino agli standard europei. Non è possibile che la strada sia messa meglio della ciclabile sul lungomare, no? Ma diciamolo, cosa posso andare ad insegnare io ad un popolo che ha realizzato il mio stesso sogno ed ha stabilito modi, ritmi e regole per coordinare lo spostamento in biga?

Spero di avervi intrattenuto nel modo migliore in quest’oretta che avevo a disposizione.

A presto.

f

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Un commento, almeno

  • ma dai che in fondo in fondo ti diverti!!!

    Mangiato pesce?!
    Mangiato Arancini? (ti ricordi gli arancini di Meluzzo?)
    Mangiato i cannoli?

    No? E che cazzo sei andato a fare a Palemmo?!!

    RispondiRispondi

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