Autiere

Oggi sono uscito in monopattino: ho raggiunto la Metro Piramide e quindi ho preso il 30 per andare fino a Lepanto.

Sull’autobus – appena salito – l’autista mi fa: “Ma quel coso?” e così abbiamo iniziato a parlare di spostamenti, di quanto sia soddisfatto del servizio di trasporto pubblico della Capitale e della teoria dei vettori.

Il buon autista faceva presente quanto gli sarebbe piaciuto poter salire nuovamente su una bici mentre io controbattevo indicando la convenienza insita nella eventualità di iniziare procurandosi una bici per l’appunto.

Ad un certo punto della conversazione eravamo arrivati all’altezza di piazza del Popolo quando due turiste, con tutta la calma del mondo, hanno iniziato ad attraversare sulle strisce del Lungotevere mentre noi avevamo il semaforo verde pieno, fregandosene del muro di macchine che veniva loro incontro.

E l’autista ha così commentato il gesto: “Brave brave, mettere pure la vita in mano ad uno sconosciuto! Quello con la Punto li potrebbe aver bevuto ed il tizio nel furgone potrebbe essere in videoconferenza con l’esercito! Ma voi attraversate tranquille, che vi importa?”.

Io sono morto ed ho capito il significato del mettere la propria vita nelle mani di qualcun altro: lo facciamo ogni volta che attraversiamo una strada a piedi.

Se mai un giorno avrò dei figli sarà questo il metodo che userò per far loro presente come sia conveniente ragionare prima di iniziare l’attraversamento di una carreggiata.

L’autista? Un genio, a modo suo.

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2 Commenti

  • Simone wrote:

    Il commento espresso dall’autiere è da sottoscrivere e condividere in toto. Io lo ho sempre pensato, specie da quando tengo in mano un volante

    Simone

    Ps: ma com’è che ste chicche ti capitano attorno: cos’è sei un catalizzatore di chicche, di massime filosofiche chiccheggianti!?! Ma come fa, come fa!

    RispondiRispondi
  • @Simone:

    Simo, a me capitano le cose che accadono anche a te ed ai lettori miei tutti.

    Solo che io ho due vantaggi rispetto a te ed uno rispetto a molti.

    Rispetto a molti, mi rendo conto (questa settimana come mai) di saper scrivere molto bene. Rispetto a te invece, ho il vantaggio di soffrire di insonnia e la pazienza di scrivere sempre di ciò che mi lascia colpito, stordito, incazzato o attonito.

    Mentre ti rispondo sto scrivendo un nuovo post. Ero qui a vedere Criminal Minds sul divano – dato che questa sera alla fine non ho fatto un cazzo, cosa del tutto inaspettata – quando ho messo in pausa pensando alla questione della quale mi accingo a trattare.

    Per farti capire io ho pensato una cosa mentre vedevo CM, ho messo in pausa ed ho iniziato a scriverne. Ho idee continue, ritratti di luoghi lontani che mi trafiggono la mente con la loro bellezza, momenti di sofferenza tanto forti da poter schiacciare la felicità di un bambino che si gode Gardaland per la prima volta, visioni vivide dell’anima di chi mi sta intorno ed il tempo per scrivere qualche post: lo sfrutto.

    Per il vostro diletto.
    Per il mio esercizio.
    Per non esplodere.

    Per quanto tenti di vanificare il tentativo della mia mente di tenermi sveglio con pensieri ed idee adottando metodi più o meno affini a gusto e legalità, alla fine continuo a trovarmi sveglio alle 2 del mattino, se mi dice bene. Dice lei “Le pippe son cosa buona”, sbagliando: le pippe mentali, come quelle fisiche, danno soddisfazione solo se portate a termine!

    Capita che a volte il termine corrisponda ad una mia morte che precede di un tempo tendente a zero una nuova epifania che mi accolga cambiato così come accade che io finisca di trasferire un po di quegli strani pesci che nuotano nel bacile di Albus Silente all’interno di queste pagine.

    Ed ecco la genesi della chicca.
    Ora ho scritto queste righe, dunque son curioso riguardo la trama di CM, decisamente propenso a terminare l’articolo che stavo redigendo (redigendo, mannaggia al clero) e deciso a convertire questo mio commento in un nuovo post.

    Vado? Ma si, c’è tempo.

    RispondiRispondi

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