Mi alzo tra le grida sconquassanti del citofono e chiaramente non c’è nessuno a rispondere una volta raggiunta la cornetta. Vado in bagno, mi lavo, mi vesto ed inizio a cercare la carta Bancomat, usata l’ultima volta Domenica pomeriggio.
Dopo lunga ricerca – rassegnato – esco nella calda giornata capitolina per raggiungere una filiale della mia Banca: non la mia ma solo una delle filiali.
Raggiungo la Banca, entro e mi trovo davanti due sportelli. Uno presidiato da un tipo oscuro e l’altro da una modella (diciamo modella, per comodità, di una ragazza molto graziosa). Sento una cosa che tira verso lo sportello della ragazza ma Mortimer mi indica di andare da lui: improvvisamente non tira più. Il tizio indossa camicia nera, ha i capelli bianchi a caschetto è secco come un detenuto in Vietnam e ha gli occhi infossati di Dario Argento.
io – “Salve, ho perso il bancomat e devo ritirare dei soldi, quindi mi serve il blocco carta, un prelievo ed un estratto conto.”.
mortimer – “Per il blocco carta deve chiamare il numero verde; per il resto può fare qua!” (attenzione a questa frase!!!)
Gli fornisco i documenti, lui mi cerca nel database e poi si rivolge a me: “Allora, ora dobbiamo aspettare che la sua agenzia ci invii un fax.”.
io – “Un fax? Nel 2010?”
mortimer – “Si, si accomodi pure.”.
Vado a leggere il numero verde Emergenza Carte e li chiamo nell’attesa per scoprire che tutte le linee sono intasate e dovrò provare più tardi. Mi chiedo come si possa parlare di emergenza se le condizioni del servizio sono così disgraziate!
Nel frattempo arriva il fax, lo guardo e resto sconcertato. Sul fax c’è il mio nome, cognome, numero di conto, l’intestazione dell’agenzia emittente e la mia firma: il tizio – Mortimer – lo riceve dalle mani della collega, lo appunta alla mia richiesta di prelievo e lo infila nel cassetto.
io – “Scusi, ma il fax serve a verificare la mia firma?”
morti – “SI, per essere sicuri che sia chi afferma di essere.”
io – “Ma le ho dato una carta d’identità!”
morti – “Si, ma per sua maggiore sicurezza facciamo un controllo incrociato.”
io – “Quindi in Italia un documento di identità non è più sufficiente per dimostrare la propria identità?!?!”
morti – “No, dobbiamo verificare la firma.”
io – “Ma l’ha infilato nel cassetto senza guardarlo!”
morti – “Si, in effetti è una formalità…”
io – “Ma che mi ha fatto aspettare a fare allora?”
La mia agenzia da prelevato da un sistema informatico una immagine della mia firma: l’operatrice l’ha stampata e l’ha inviata via fax. Cioè, un foglio è stato stampato presso la mia agenzia, infilato in un fax e spedito all’altra agenzia. Quindi lo stesso foglio è uscito dal fax dell’altra agenzia ed è stato allegato alla richiesta di prelievo ed alla ricevuta di prelievo.
Totale? Cinque fogli stampati per un singolo prelievo e poi qualcuno ha il coraggio di parlarmi di ambiente? Chiaro come dato il numero di operazioni annue di tutte le banche un tale rate sia insostenibile! L’operatore della agenzia presso la quale mi trovato avrebbe semplicemente dovuto accedere al database delle firme ed osservare – ammesso che ne avesse avuto voglia – la mia firma cartacea per un confronto. Invece no, nel 2010 hanno usato il FAX.
Esco incazzato come una biscia… anzi, ci provo. Una signora entra nel box di ingresso ed una voce si fa strada fino all’interno della banca: “Si prega di uscire e depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassetta.”. La signora esce, si guarda a destra e sinistra e quindi rientra nel box. “Si prega di uscire e depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassetta.”.
La porta si apre e la signora resta dentro, battendo con i pugni al vetro. Poi si gira sul posto di 180 gradi ed esce, fa un passo indietro e rientra. Non ci potevo credere: “Si prega di uscire e depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassetta.”.
La signora riesce ed io molto delicatamente da dentro, con tono perentorio: “Non tocchi quel pulsante!”.
Riesco ad uscire e rifaccio il numero verde. Alla prima devo provare più tardi; alla seconda cade la linea; alla terza riesco a parlare con l’operatore.
michael, voce atona, anda pacata (sembra abbia fumato) – “Servizio blocco carte. Dica!”
io – “Salve, mi chiamo Giovanni R. e chiamo da Roma.”
michael – “La sua Banca?”
io – “UGF”
m – “Nome?”
io – “Giovanni”
m – “Cognome R.?”
io, lunga pausa – “Si.”
m – “Ricorda il numero conto o il numero carta?”
io – “No.”
m – “Attenda…” – frenetico ticchettio – “Ricorda il suo codice fiscale?”
io – “Si, certo.”
m, sorprendendomi oltre ogni immaginazione – “Vadi.”
Declamato il codice, la chiamata si chiude e la mia carta è bloccata. Ora, sono scemo io o mi son ritrovato piazzato esattamente dentro una scenetta di Fantozzi con tanto di Sveglia, Caffé, Barba e Bidet, presto che perdo il tram?
“Vadi”? Ma siamo impazziti? E la frase di Mortimer allo sportello? Anche lui è stato incapace di usare l’espressione “Dica pure” o anche “Dia a me” preferendo semplificare con un semplice “Può fare qua!”.
A voi sembra una sequenza di eventi normale?
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AHAH! Ma che magnifici accadimenti!!!
E purtroppo devo dirti SI, per il mondo in cui viviamo, o almeno per il paese in cui viviamo, la sequenza di eventi a te occorsa è presscché stantard!!
Triste ora? Dai brindiamoci su…un buon NON compleanno a te a me, un buon non compleanno, a te, a me, a chi?!