Citofonare ZUCCHINE

Roma, Ponte Milvio

Ponte Milvio, striscia di congiunzione tra le sponde del Tevere, pieno di turisti, sanpietrini, lucchetti e coppiette. Ci passo spesso, dato che nel mio percorso in bici verso l’ufficio rappresenta il punto ideale per il transito sul Tevere. Ero con Gabriele e stavamo venendo da un LUNGO giro sulla ciclabile, avente come punto di partenza Castel Giubileo (se non vado errato).

Ad un certo punto, attraversando il ponte, scorgiamo due ragazze una delle quali ha una scopa in mano. Presente? La scopa sintetica, come quella che avete in cucina. Proseguiamo lentamente e le osserviamo. Ci riallineiamo qualche metro più in la, sempre sul ponte e ci guardiamo in faccia con espressioni di sincero stupore:

  • gabriele – “Mah…”
  • io – “Evvabbè!”
  • gabriele – “Mh.”
  • io – “Dimmi.”
  • gabriele – “No, niente.”
  • io, dopo una lunga pausa, quasi fermi – “DimmE!”
  • gabriele – “No. E’ che io mi chiedo, ma che ci fa una persona a Ponte Milvio con una scopa USATA in mano? Voglio dire, posso anche capire che hai comprato una scopa, ma che ti porti la tua in giro per Roma non ha senso!”
  • io – “Andiamoglielo a chiedere.”
  • gabriele – “Ah, ok.”

Ci giriamo e torniamo da queste, sulla trentina l’una e sulla quarantina l’altra:

  • gabriele – “Ciao”
  • lei1 – “Ciao”
  • gabriele – “Tutto bene?”
  • lei1, sguardo dubbioso – “Mh, si?”
  • io – “Siamo curiosi, scusateci ma dobbiamo sapere che ci fate con una scopa in mano a Ponte Milvio.”
  • gabriele – “Si, ci siamo fermati ed abbiamo deciso che era bene sapere.”
  • lei1 – “Ah si, è un po strano.” (nel senso di weird, presumo a posteriori, ma sempre in modo trascendentale)
  • lei2 – “Ci hanno regalato delle maschere ma poi abbiamo scoperto che portano sfortuna, così ci hanno detto di buttarle in un fiume per allontanare il male. Siamo venute qui e le abbiamo gettate dal ponte, ma il vento le ha fatte incastrare sulla balaustra e così siamo andati al bar a prendere una scopa per mandarle giù oltre il bordo.”

Qui ci vuole una pausa perché io non ce la faccio a pensare ad una cosa del genere senza sentirmi male dalle risate. Per la prima volta nella mia vita – e non credevo che sarebbe mai stato possibile – ho incontrato le famigerate ZUCCHINE. Cos’è una zucchina? E’ una donna a malapena dotata dell’intelligenza necessaria ad indossare le mutandine? No. E’ una donna che va a Ponte Milvio a gettare una maschera che le hanno regalato, perché le hanno detto che porta male e per farlo si aiuta con la scopa del BAR.

Mi sono guardato Gabriele che (come se niente fosse) già rideva. Ero incredulo, per me è stato un vero colpo. Come è possibile che io faccia di questi incontri? Forse perché le persone che conosco tirano dritto, mentre io invece voglio capire, conoscere, scoprire, parlare. In questo devo dire di essere molto simile a mio padre che esce dopo pranzo per comprare una vite al ferramenta e torna alle 20 dopo essere stato dall’amico ferramenta, l’amica fruttivendola, l’amico impiegato alla banca, la famiglia di amici del bar, l’amico meccanico, l’amico… no, quello è un pezzo di merda.

Comunque, cerco di non esplodere a ridere, conscio che mai avrei potuto riprendermi e resto ad ascoltare inebetito.

  • lei1 – “Vedete, una delle maschere è li!”
  • io, girandomi per guardare nella corrente, molto civilmente  e rivolgendomi a Gabriele – “Non vedo un cazzo.”
  • gabriele – “Si, l’ho vista un attimo. Vabbè, a posto quindi, no?”
  • lei1 – “Si, anzi… mh… visto che siete alti, perché non controllate che sia andata giù anche l’altra?”

Ci sporgiamo assicurandoci che non sia incastrata da nessuna parte mentre questa parla e parla…

  • lei1 – “Che poi tra l’altro è stata nostra sorella a regalarci le maschere, ma non lo sapeva!”
  • io – “Ah, e da dove vengono queste maschere?” (pensando al film The Mask, con J. Carrey)
  • lei1, senza cagarmi minimamente (gruazj) – “Poi abbiamo parlato con questo amico che ci capisce e ci ha detto che dovevamo buttarle al fiume per allontanare la sciagura.”
  • gabriele – “Beh, va bene, qui non c’è niente.”
  • io – “Qui non c’è un cazzo Gabriè!”
  • lei2 – “MENO MALE!”

A quel punto io ho spento il cervello.

Tu hai una sorella (lei3) così sveglia da incollarsi in valigia – da un viaggio in qualche località per turisti rincoglioniti – delle ridicole maschere simil-indigene costruite magari in Korea, farle passare alla dogana e farle arrivare a casa tua. Dopo che quella zucchina di tua sorella ha dovuto vendere i suoi servigi sessuali per operare questo miracolo, tu che fai? Dai retta da “Un amico che ci capisce” e scappi come un fulmine verso il primo ponte a gettare le maschere nel flusso indomito, dominio di gabbiani, dopo aver appreso che portano male.

Non contenta, chiedi una scopa al BAR per tirare giù le maschere che hai lanciato dalla sponda CONTRO VENTO E CONTRO CORRENTE, senza pensare alle più rudimentali norme della fisica e quindi aspetti: aspetti che qualcuno passi e ti chieda “Come va? Ti vedo in difficoltà. Bisogno di una mano?” per raccontargli l’intera storia della famiglia ZUCCHINE?

Potevate raccontarci che eravate impegnate a tenere Roma pulita, che un gabbiano era ferito e volevate aiutarlo, che vi era caduto un orecchino, le mutandine, l’almanacco del giorno dopo, potevate raccontarci che eravate in attesa della venuta di Nibiru e nella fine del mondo del 2012, potevate legarvi al concetto della Fede e parlarci della Trinità. Tutto sarebbe stato possibile: potevate gabbarci in mille modi lasciandoci andar via solo con l’eco di una storia curiosa. Ed invece di raccontare una calla (balla) fenomenale, avete detto la verità? Bene, ed io ci faccio un post.

Gabriè, dobbiamo andare in giro più spesso assieme.

Franga

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2 Commenti

  • ho smesso di legge l’articolo qui ““Poi abbiamo parlato con questo amico che ci capisce…”

    … … …

    Non ce la faccio ad andare oltre!!!

    Scusami

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  • Ahahahahahahahahahahahahah, oddio, ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha, cristo, ahahahahahahahahahahahhaha, non respiro, ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha!
    Non ce la posso fare a scrivere un commento lucido, immaginami con la sigaretta in mano e le lacrime a gli occhi dalle risate!

    RispondiRispondi

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