La borsa del CERN

Arrivi a treno fermo e già barcolli, come se fossimo a 250km/h senza smorzatori inerziali (si, esattamente come sull’Enterprise). Mi chiedo, con una faccia del genere, quali magnifiche sorprese sei venuto a portarci?
Sei stupendo con la tua giacchetta elegante ed il portamento di un clown in rovina: ma cosa porti con te? Cos’è quella borsa informe? Quando dalla Calabria gli emigranti partivano con le loro valigie di cartone a scacchi legate con lo spago, probabilmente erano più dignitosi ed eleganti di te in modi e possedimenti!

Ah, ma è la borsa di un portatile. Ora capisco! Sei una persona evoluta dopo tutto; infine Darwin aveva ragione e la Chiesa torto. Alla fine dei giochi la selezione naturale ha fatto un ottimo lavoro e tu sei qui – migliaia di anni di esperienza alle spalle – ed, alla ricerca di cultura ed informazioni, trascini quella cosa che ricorda nelle forme la borsa di un pc come fosse la preda di una tornata di caccia.
Ma siamo seri, dai. Non è una borsa di un pc quella cosa gonfia. Non può essere.
E’ purulenta: da l’idea che aprendo una lampo possa uscirne del pus.
Se la capienza di un contenitore viene ecceduta incastrandoci dentro troppa materia compressa, al CERN pensano che il contenitore possa diventare un buco nero. Ti rendi conto del rischio che fai correre a tutti noi? All’intera umanità?

Ti guardi intorno e per trovare il tuo posto leggi i numeri di TUTTI i posti. Lo so che le addizioni sono un problema, ma i numeri fino al cento potresti anche impararli a memoria e nell’ordine così da non dover scoprire il tuo posto scandagliando etichetta per etichetta l’intero vagone del treno, ti pare?

Trovi il posto e ti siedi… anzi no, ti SCAGLI sulla seduta. Non siamo ancora partiti ma vedo già i tuoi occhi saettare a destra e manca, uno sguardo che arranca alla ricerca di ciò che al tuo vicino non manca: lo spazio.
Ti osservo attentamente perchè sento che vuoi sorprendermi e scruto i tuoi movimenti mentre apri la borsa del portatile e ne cavi l’alimentatore del cellulare, un pacchetto di fazzoletti, una chiavetta hsdpa usb tutta colorata, un cellulare, tre penne, un blocchetto di fogli di carta ed il biglietto del treno cartaceo.

Ultimo estratto, ma non meno importante degli altri oggetti, l’alimentatore di un pc protatile. Devo dire che qualcosa già non quadra! E’ leggermente grandicelluccio. Voglio dire, volendo trascurare la lunghezza del cavo con il quale probabilmente potresti connetterti anche ad una presa nel vagone ristorante, è la scatola dell’alimentatore ad essere veramente grandicella. Stiamo parlando di un oggetto di lunghezza non inferiore ai 15cm. Saranno 18 volt su 20 ampere: ci puoi far partire un furgone diesel se finisce la batteria.

Ma va bene, ancora non ti giudico: sei un mio simile – decisamente meno fortunato di me – che non ha idea di come si faccia a viaggiare tranquilli. Ti compatisco ma non ce l’ho con te. Mostrami le tue potenzialità; sii te stesso; apri quel vaso e mostra i suoi segreti a tutti noi.

Ed è qui che il mio cuore si ferma.
Apri la zip della borsa del CERN e – usando la tua zampa che per puro caso gode anche della presenza di un dito opponibile – agganci l’oggetto che la borsa contiene. Ora tiri. Vedo sul tuo volto dipingersi espressioni più che emblematiche dello sforzo: i muscoli tirati, le spalle contratte, il torace in avanti e sei ancora li a tirare senza che nulla accada.

Sono in tensione ed aspetto di comprendere “dove vuoi arrivare”. Mi sento come quando Gandalf cade nell’abisso e poi non torna su: praticamente ti ho già dato per spacciato. Sei ancora li a tirare ma ecco che il genio si fa strada in te: perché io ti ho inquadrato e no, non sei chi vorresti lasciare intendere di essere.

Tu hai un piano, esattamente come i Siloni.
Seguo il tuo braccio sinistro che si muove dinnanzi al tuo torare per raggiungere il suo fratello destro, in basso, sotto al sedile che ti è accanto ed osservo i due arti compiere uno sforzo coordinato e congiunto per tirar fuori quel pc dalla borsa.
Ed esce e quando esce è grande.

Ma grande non rende l’idea. Presente le macchine americane tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80? Presenti i SUV che vengono usati tutt’ora in america? Ecco, così grande! Un ammasso di plastica immenso, arrotondato come a voler imprimere nelle forme dell’oggetto l’idea che possa occupare ancora più spazio di quanto dei semplici spigoli non richiederebbero.

E quell’oggetto immenso finisce sul tavolo ingombro di robe. Le robe vengono man mano scansate e di quattro mini-tavolini disponibili il reietto… TU FINISCI con l’occuparne ben tre, tra gli sguardi sconsolati del tuoi vicini di posto.

Il tuo dito cala sul tasto di accensione e da dove mi trovo sento distintamente il rumore prodotto dal check-up della ventola di raffreddamento sullo startup. Il tuo pc immenso si sta accendendo quando il treno parte ed il tuo sguardo si corruccia non poco quando ti accorgi che il pc si è spento, perché durante la partenza sui treni manca per un attimo la corrente alle prese ed il tuo portatile IMMENSO non ha batteria al mondo che possa continuare ad alimentarlo in queste fasi.

Era stata studiata una soluzione di alimentazione a celle di plutonio, scartata per mancanza di fondi del CERN; era stato quindi scelto di usare il cuore di Robocop, ma si sa che Marthy non vuole saperne di morire! Quindi il tuo portatile ora non solo deve partire di nuovo, ma deve anche sobbarcarsi il controllo del disco rigido. Lo so, la vita è dura.

Sento ticchettare le lancette implacabili del tempo fino a quando arriva il controllore e si rivolge a te, chiedendoti di mostrare il tuo titolo di viaggio. Porgi il tuo biglietto ed improvvisamente capisco chi sei.

Tu sei un pericolo per la società.

Il furbo prende, l’intelligente da, il manipolatore arraffa ma tu sei lo stupido e lo stupido è imprevedibile, non puoi sapere come prenderlo perché lui stesso non ha idea sul da farsi e finirà con il creare guai.
E lo stupido, il nostro viaggiatore incapace che viene dal CERN con il suo Buco Nero a tracolla, questa volta ha sbagliato vagone.

Lo stupido questa volta stacca la spina durante il controllo del disco causando l’ennesimo spegnimento improvviso del suo portatile ad energia nucleare, infila tutti i suoi oggetto nel Buco Nero, si infila il portatile sotto il braccio e si avvia incazzato e claudicante verso il vagone adiacente.
Lo stupido – questa volta – ha fatto la conta di ogni singolo posto nel vagone, ma non dei singoli vagoni del treno.
Questa volta, lo stupido è andato ed io viaggerò tranquillo, forse.

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